Francesca-Ferla
I colori parlano e possono dire tanto di noi, ma non sono sufficienti ad esprimere chi siamo.
Occorre conoscere anche tutti gli altri aspetti che ci definiscono.
Tra questi c’è la struttura del nostro corpo, intesa come forma, proporzioni, linee, portamento.

Nell’ambito di un percorso di consulenza d’immagine lo studio di questi aspetti prende il nome di consulenza di body shape.
Innanzitutto, teniamo in considerazione che la struttura del corpo è indipendente da taglia o peso. Non sono questi gli aspetti che ci interessano.
La struttura del corpo, infatti, fa riferimento allo scheletro e alle sue caratteristiche, che rimangono tali indipendentemente dalla taglia.

È la struttura che ci dice se un capo ci valorizza e ci veste bene o no e non, come spesso erroneamente si crede, la taglia che portiamo.

In pratica, se un indumento ci sta bene o non fa per noi dipende dalla struttura del corpo; interessante no?!
Facciamo un esempio concreto per capire meglio e per comprendere i molteplici positivi risvolti.
Da qualche tempo è tornata prepotentemente in auge la vita bassa (dopo anni di vita alta o addirittura altissima).
Al di là del fatto che possa piacere o meno, non è questo l’unico criterio di scelta cui affidarsi per decidere se portarla o no. Non basta! La prima cosa da appurare è se quel tipo particolare di taglio veste la nostra fisicità o meno. Mi devo chiedere se quel capo accoglie e asseconda le mie forme o piuttosto le mortifica, le costringe.

Attenzione! Se la risposta è no, non siamo noi ad essere sbagliate!! Lo è quel capo per noi!
Piccolo inciso – Fermati un attimo qui e rileggi bene questa frase, fino a interiorizzarla!

A proposito, ricordi il lavoro di auto-consapevolezza che avevamo impostato insieme, in cui ti invitavo a sospendere il giudizio per osservarti in modo amorevole e con l’intento di accoglierti? (Se non sai a cosa mi riferisco, puoi riprendere gli articoli dei precedenti numeri o ascoltare il podcast per essere guidata dalla mia voce). Sarebbe buona cosa riprendere e portare avanti quella buona pratica, aggiungendo quei tasselli in più che puoi trovare oggi qui o nel podcast.

Riprendiamo il punto. Come è evidente, la prospettiva cambia completamente e con non pochi risvolti.

Quante volte ci siamo sentite sbagliate?

Quante volte lo specchio ci ha rimandato un’immagine di noi che non volevamo riconoscere perché il cervello la processava come da correggere, togliendo qualche centimetro qua, aggiungendone qualche altro là, incurvando, raddrizzando, liftando.

È proprio questo il punto. Il cambiamento di prospettiva grazie alla reale consapevolezza di sé.

Se, per esempio, so che la mia figura è caratterizzata da una forma a triangolo (per cui i fianchi e le spalle non sono in linea, ma queste ultime sono più strette dei fianchi), saprò con certezza che il mio fianco è incurvato e la vita è tendenzialmente stretta.

Di conseguenza dovrò scegliere capi dal taglio adatto ad accogliere la curvatura, così come tessuti in grado di scivolare sulle mie curve, senza ‘inscatolarle’, senza costringerle. Nel caso specifico della vita bassa o alta sarà la vita alta quella più valorizzante, perché progettata in modo da seguire la linea curva.
Qui ti ho fatto solo un piccolo esempio, che prende in considerazione una minima parte di quello che si va a studiare della figura. Rilevare tutte le caratteristiche di un corpo, considerando che ciascuno è unico, richiede un lavoro attento e delicato, rispettoso e amorevole.

Si lavora anche molto nella direzione dello stimolo ad un cambiamento del modo di guardarsi che è fondamentale per vedersi e riconoscersi veramente.
È questo passaggio fondamentale che ci libera, che ci dà la possibilità di scegliere per noi stessi, senza subire condizionamenti, lasciando andare la dipendenza dalle tendenze del momento, dalle mode, dalle pressioni dei canoni estetici del momento.

A questo proposito ti invito a pensare a quanto sono cambiati questi canoni nel corso del tempo, all’evoluzione che c’è stata anche in questo ambito, che non è da rinnegare, anzi! È prezioso poterla conoscere e ci può dare importanti riferimenti visivi cui rifarsi (ne sa qualcosa la moda, con i suoi corsi e ricorsi; ne sanno qualcosa gli stilisti della più grandi case di moda che spesso guardano alle collezioni passate per trarne ispirazione e aggiornarle, in virtù delle esigenze contemporanee).

La cosa importante è fare tesoro di ciò che è stato e, allo stesso tempo, non lasciarsi risucchiare dall’estetica del momento, assumendola come valida a prescindere, attenendovisi ciecamente con l’idea che non sia contestabile e che l’unica opzione possibile sia quella di accoglierla e uniformarvisi, punto.

Sono qui a dirti che la prospettiva non può e non deve essere questa. Sono qui a sottolineare che, al contrario, devi essere tu il centro e a ribadire che devi essere tu il punto di partenza della prospettiva.
Di conseguenza, altro criterio di NON scelta per decidere se un capo/un ta/un tessuto/un colore fa per noi o meno è l’accoglimento a priori di qualsiasi nuova tendenza.

Ma se mi conosco, so come sono fatta, so cosa mi sta bene, so cosa mette in risalto i miei punti di forza e mi valorizza, come potrebbe essere altrimenti?

A questo punto risulta evidente come alla complessità di conoscere e studiare sé stessi e le proprie caratteristiche corrisponda come contraltare il fatto di semplificarsi notevolmente la vita per certi aspetti.

Mi riferisco a quanto risulterà facile e veloce scegliere quello che fa per noi quando andremo ad acquistare e orientarsi nei negozi; a quanto tempo e denaro risparmieremo; a quatta sicurezza ed autostima acquisiremo, lasciando andare definitivamente quella sensazione di inadeguatezza che magari ci ha accompagnato per lungo tempo, trovando sempre il modo (subdolo) di fare capolino (anche nei momenti meno opportuni, facendoci sentire sbagliate); a come potremo praticare un modo di acquistare consapevole e più rispettoso del pianeta, perché non ci lasceremo più attrarre indiscriminatamente da capi magari a buon prezzo o in saldo (la famosa occasione, frutto di processi produttivi soverchianti e totalmente indiscriminati), ma di fatto inutile e poi inutilizzabile perché non adatto a noi, con la sola conseguenza che andrà a ingolfare il nostro guardaroba (il famoso armadio pieno e nulla da mettersi).

Ma se mi conosco, so come sono fatta, so cosa mi sta bene, so cosa mette in risalto i miei punti di forza e mi valorizza, come potrebbe essere altrimenti?

A questo punto risulta evidente come alla complessità di conoscere e studiare sé stessi e le proprie caratteristiche corrisponda come contraltare il fatto di semplificarsi notevolmente la vita per certi aspetti.

Mi riferisco a quanto risulterà facile e veloce scegliere quello che fa per noi quando andremo ad acquistare e orientarsi nei negozi; a quanto tempo e denaro risparmieremo; a quanta sicurezza ed autostima acquisiremo, lasciando andare definitivamente quella sensazione di inadeguatezza che magari ci ha accompagnato per lungo tempo, trovando sempre il modo (subdolo) di fare capolino (anche nei momenti meno opportuni, facendoci sentire sbagliate); a come potremo praticare un modo di acquistare consapevole e più rispettoso del pianeta, perché non ci lasceremo più attrarre indiscriminatamente da capi magari a buon prezzo o in saldo (la famosa occasione, frutto di processi produttivi soverchianti e totalmente indiscriminati), ma di fatto inutile e poi inutilizzabile perché non adatto a noi, con la sola conseguenza che andrà a ingolfare il nostro guardaroba (il famoso armadio pieno e nulla da mettersi).

Come puoi facilmente intuire, i risvolti del lavoro su di sé sono molteplici e riguardano diversi, importanti piani, da non sottovalutare.
Il potenziale parte ancora una volta da te per irradiarsi tutto intorno.

Per sottolinearne uno, l’aspetto dell’acquisto consapevole è ormai qualcosa di imprescindibile. Farsi delle domande in tal senso per capire come contribuire a un’inversione di marcia per la salvaguardia del pianeta è diventato ormai inderogabile. Non si possono più chiudere gli occhi e le orecchie.

Andare alla scoperta della tua immagine autentica è un processo meraviglioso, certamente composito, ma genuinamente affascinante e con riscontri pratici im- mediatamente spendibili e interessanti.

Devo dirti un’altra cosa importante.

La struttura del nostro corpo definisce in un certo qual modo il nostro perimetro e conoscerne i vari aspetti ci dà indicazioni precise su come orientarci nella scelta di quello che fa per noi, MA, come per i colori, non è di per sé sufficiente a dare veritiera espressione della meravigliosa complessità del nostro essere.

Mancano ancora altri fondamentali tasselli e noi andremo ad esplorarli insieme nelle prossime puntate.

Regalati la possibilità di stare su di te.

Francesca Ferla