bimba con coroncina di fiori
È arrivata la stagione estiva. Le future mamme incinte temono il peggio: il parto in un caldo e afoso giorno di metà agosto.

Recenti studi dimostrano però che i bambini nati nei mesi estivi tendono ad avere un peso alla nascita che è più alto rispetto a quelli nati in altre stagioni.
Sono stati riportati gli stessi risultati anche per quanto riguarda la probabilità di essere più alti. Inoltre, la quantità di luce solare a cui è esposto un bimbo nato in estate, lo renderà più abile a gestire i cambiamenti ambientali rispetto ad uno sottoposto al clima invernale.

In Europa, i mesi con maggiori nascite di solito sono proprio luglio e agosto.

Come mai i dati statistici ci dicono che la maggior parte delle nascite avviene in estate?

Ci viene spontaneo pensare subito al concepimento, avvenuto in inverno.

La riproduzione degli esseri umani, così come quella di tutti gli altri esseri viventi, riguarda le stagioni.

Per noi non esiste la stagione degli amori o il calore, eppure tendiamo a riprodurci in inverno, e l’istinto è di tipo evolutivo: nove mesi dopo la prole nascerà in primavera o inizio estate, il che vuol dire che le risorse saranno maggiori e il clima più adatto.

È il risultato di secoli di adattamento della specie, è stato tramandato dai nostri avi che sono sopravvissuti. Negli ultimi secoli però, il legame umano con la natura sta drasticamente venendo meno, e le nascite estive stanno calando. Prima causa fra tutte è la luce artificiale, che fa sì che non vi sia più distinzione tra mesi di luce e mesi di buio.

Allo stesso tempo, se nascere in estate può essere una fortuna da un punto di vista genetico, le neomamme devono prestare molta attenzione perché il caldo in questi ultimi anni è aumentato, non è più lo stesso di un decennio fa e potrebbe nuocere alla salute del bambino nei suoi primi mesi di vita. Nel bambino sotto i 6 mesi, i meccanismi di regolazione termica non sono del tutto efficaci: un’eccessiva sudorazione potrebbe portare il piccolo a disidratazione.

Come sempre, non bisogna esagerare e vanno evitati gli sbalzi termici troppo elevati.

Un tempo, mamme e nonne credevano che, per capire se il neonato avesse freddo o caldo, bastasse toccargli manine o piedi- ni. In realtà, soprattutto nei primi mesi di vita, il bambino tende ad avere gli arti superiori e inferiori un po’ freddi, sempre per colpa di una termoregolazione non ancora esattamente sviluppata.

Il punto da toccare per capire se il piccolo ha freddo o caldo, e quindi se è da coprire o scoprire, è la nuca.

Ricordiamo inoltre che per il bambino piccolo, finché non impara a camminare, mani e piedi sono la stessa cosa, perché, rimanendo disteso per la maggior parte del tempo, il sangue si distribuisce equamente in tutto il corpo: quindi possiamo dire che in inverno potrebbe avere bisogno dei calzini almeno tanto quanto dei guantini.

I bambini non sono in grado di esprimersi per poterci dire come si sentono, se hanno caldo o freddo, se stanno bene. È importante quindi osservare i segnali che ci mandano e seguire sempre l’istinto.

Rachele Ferrari