mamma con bambino in braccio
Siamo a maggio. Il mese di maggio, mi fa venire in mente cespugli di rose fiorite.
Mi fa pensare alla bellezza della natura che finalmente esplode e riprende vita.
E, pensando alla vita, ecco, a maggio la festa della mamma.

Mamma, vale a dire persona che da vita.

Però gli auguri li farei a tutte le donne, anche a quelle che fisicamente non hanno avuto figli.
Perché maternità è un modo di essere.

Mi ricordo un vecchio saggio, a volte parlava per enigmi, un giorno parlando della donna lui disse: “Che guai quando una donna non ha latte, non sa allattare!”

Quella frase spiazzò chi lo stava ascoltando e gli chiesero: “Ma per forza una donna deve partorire figli?” Lui socchiuse gli occhi e chiese loro: “Ma cosa avete capito? Se una donna è arida lo capite che disastro fa? Una donna è donna quando sa dar vita, sa prendersi cura, sa nutrire. Sa mettere nelle cose che fa quella scintilla che è tipica della madre. Altrimenti per quanto capace sia, sarà solamente la sterile brutta copia di un uomo!

Ogni tanto mi tornano in mente quelle riflessioni.

La scintilla della maternità!

E sì… maternità è una scintilla dentro il cuore, una scintilla nel modo di essere, di fare, di affrontare la vita e le cose.

Penso a tante donne che ho conosciuto, alcune non avevano figli ma la loro vita era rischiarata da questa scintilla.
Questa scintilla si può definire con una parola: Amare! Amare ciò che si fa e ciò che si ha.

Fare le cose con amore, trasforma le cose da un terreno arido in un terreno che dà vita.
Ma di una di queste donne che conosco, una donna che non aveva figli suoi ma una marea che le stavano attorno, io la definivo: la grinta e il sorriso, la sfuriata e l’abbraccio, la paura e il coraggio, la forza e la tenerezza,

Questa donna tempo addietro mi ha mandato una storia, dicendomi: “Ho pensato a te!”Non so chi sia l’autore ma l’ho conservata perché a regalarmela era una donna speciale.

Una vera grintosa, mossa dall’amore a tutti i costi.

Oggi condivido con voi questa storia e faccio a tutte un grande augurio di maternità, che la vita di tutte sia piena di scintilla materna.

QUANDO DIO CREÒ LE MAMME

Il giorno in cui il Signore creò le mamme (e stava già tentando da sei giorni) arrivò un angelo che domandò: “ perché  tanta preoccupazione per questa creatura, Signore?

E il Signore rispose: “Hai già letto i particolari della richiesta? Essa deve essere totalmente lavabile, ma non di plastica; deve avere 180 parti mobili e sostituibili; funzionare a caffè ed avanzi di alimenti; deve avere un seno morbido, capace di sentire i suoi bambini; un bacio che abbia il dono di curare tutti i mali, dalla gamba rotta all’amore finito…e che abbia sei paia di mani”.

L’angelo scosse lentamente la testa e domandò “sei paia Signore? Sembra impossibile”
“Il problema non è questo” disse il Signore; “E le tre paia di occhi che le mamme devono avere?” “Il prototipo li ha?” domandò l’angelo

Il Signore annuì: un paio per vedere attraverso le porte chiuse, qualora le si domandi cosa stiano facendo i bambini là dentro; un altro paio dietro la testa per vedere ciò che non dovrebbe, ma deve saper; e naturalmente gli occhi normali capaci di fissare un bambino in difficoltà dicendogli: io ti comprendo e ti amo, senza proferire parole.

“Signore”, disse l’angelo tirandolo piano piano per la manica, “è ora di dormire, domani è un nuovo giorno.

“Non posso”, replicò Dio. “E quasi pronta, ho qui un modello che si cura da sé quando sta male, riesce a sfamare una famiglia di sei persone con mezzo chilo di carne tritata e convince un bambino di nove anni a fare il bagno.

L’angelo osservò lentamente il modello di mamma: “è molto delicata”, sospirò.

“Ma è resistente”, affermò entusiasta il Signore, “tu non immagini neppure cosa possa fare o sopportare questa mamma”.

“E sa pensare?”

“Non solo pensa, ma discute e fa accordi” spiegò il creatore.
Alla fine l’angelo si curvò e passò le dita sul viso del modello.
“C’è una perdita”, esclamò.

“Non è una perdita”, disse Dio, “è una lacrima”.

“E a cosa serve?”

“Per esprimere gioia, tristezza, contrarietà, dolore, solitudine e orgoglio.” “Siete un genio”, sentenziò l’angelo.

Ma il Signore rimase pensieroso e poi disse: “questa però è apparsa da sè, non ce l’ho messa io…”

La Rubrica di Mavi