Arca fotografia di Mina Tomella

Chi è e dove lavora Mina Tomella?

Mina Tomella coltiva l’interesse per la fotografia attraverso un percorso personale e varie esperienze.

Laureata in Storia dell’Arte all’Università di Pavia, vive a Crema (CR) dove, nel 1984 fonda con Carlo Bruschieri lo Studio Publica che si occupa di comunicazione visiva in vari ambiti professionali, (case editrici, aziende, enti culturali e del turismo, allestimenti museali, collaborazioni con realtà universitarie come quella del Politecnico di Torino e del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia).

Attualmente è curatrice dell’Archivio Bonzi dedicato al poliedrico personaggio di Leonardo Bonzi (aviatore, esploratore, campione di diverse disci- pline sportive e cineasta).

Inoltre la competenza che le deriva dalla sua formazione le permette di accostare altre esperienze in collaborazione con artisti in Italia e all’estero per documentarne e interpretarne il lavoro, tra questi Gianni Macalli, Giangi Pezzotti, Kikki Ghezzi a New York, e in particolare con Aldo Spoldi e l’Accademia dello Scivolo, centro di ricerca artistica e culturale.

Per Mina Tonella la fotografia è soprattutto un mezzo espressivo e concettuale, come diceva Luigi Ghirri nelle sue memora- bili Lezioni di fotografia “La fotografia restituisce sempre un pensiero.”

Un pensiero che l’autrice ricerca con una riflessione sulla forma del visibile e del suo oltre, in particolare attraverso l’architettura, per approdare all’astrazione, a un’immagine mentale, sono le fotografie di Il Reale Immaginario (1998), Equivalenti Intersezioni (2000), Anonimi (2002), Tempo e Spazio (2005), Lo Spazio inatteso (2006), Da- vanti alla mancante (2014).

ARCA è il titolo del tuo ultimo lavoro fotografico, realizzato nell’estate 2020 per documentare il lavoro artistico di Giangi Pezzotti, vuoi descrivere il progetto?

“ARCA” è il titolo scelto da Giangi Pezzotti per il suo intervento artistico realizzato in una casa isolata in campagna, lontano dai centri abitati.

Durante il periodo di confinamento per l’epidemia da coronavirus, Pezzotti si è recato regolarmente in questo edificio e, alla ricerca di possibilità di sopravvivenza e resistenza, ha abitato le sue rovine, ha riattivato un contesto realizzando un’installazione immersiva che è un incentivo alla rinascita.

In questa pianura, in transizione tra la civiltà e lo stato di natura, dove gli alberi e la vegetazione hanno colonizzato la casa abbandonata, mi ha invitato a interpretare con la fotografia il suo intervento artistico e ad esplorare quel luogo che porta i segni della trasformazione nel tempo.

Così quella che, con la fotografia, a prima vista sembrava un’indagine documentativa, uno sguardo sull’architettura, si è rivelata un’idea privata e personale dello spazio, una esplorazione da punti di vista estranianti, “là nella liquida ombra solare pulsante”1 , per intrecciare le emozioni, per rendere visibile l’invisibile.

1- Roberto Longhi, Breve ma veridica storia della pittura italiana, Abscondita, Milano, 2013, p. 108

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Le immagini sono in B/N, ci vuoi spiegare questa scelta artistica?

Nelle mie ricerche fotografiche prediligo il B/N perché mi consente di esplorare le possibilità della percezione dello spazio, di rivelare l’essenza geometrica delle cose e di creare forme a partire dalla sola luce, immagini astratte che implicano un capovolgimento radicale della rappresentazione.

Ho scattato a colori le fotografie del dittico, nella luce del crepuscolo serale, il momento del giorno nel quale l’illuminazione del sole è indiretta e il colore esprime meglio questo passaggio luminoso.

Già in altri miei lavori ho scelto il dittico perché amplia la visuale, suggerisce una narrazione “aperta”, spazio/tempo, interno/ esterno, presenza/assenza.

Consente di spogliarsi di ogni restrizione visiva e di intravedere oltre…

Giochi di luce, ombre, particolari del la- voro artistico di Giangi Pezzotti, inseriti in un ambiente naturale e architettonico estremamente interessanti, regalano immagini di grande poesia; qual è stato il percorso per arrivare a tale risultato?

Ho fotografato nel periodo estivo, in momenti diversi della giornata, con la luce del mattino, del mezzogiorno, della sera, che trasforma e definisce immagini ogni volta diverse.

La macchina fotografica diventa strumento di ricerca, un processo conoscitivo e compositivo, dove il rapporto luce/ombra trova nei connotati simbolici dell’astrazione una chiave di lettura della realtà che non è più rappresentativa.

La frammentazione delle immagini, i paesaggi destrutturati, il gioco di ombre proiettate, la messa in scena del segno pittorico e delle tracce del passato, esprimono una pluralità di significati e inducono lo spettatore a interpretazioni incerte e destabilizzanti.

Infine, ci vuoi descrivere il mezzo che utilizzi per realizzare le tue immagini?

In questo caso ho utilizzato una fotocamera compatta, Leica C-Lux, perché mi ha consentito un approccio diaristico e una libertà di avvicinamento e interpretazione del soggetto, pur mantenendo una ottima qualità dal punto di vista tecnico.

Quale messaggio vorresti trasmettere a altre donne che sono alla ricerca del proprio potenziale?

Per me la fotografia rappresenta una ricerca continua, un punto di equilibrio tra l’interiorità e ciò che sta all’esterno, è un modo di relazionarsi con il mondo. Penso che ciascuno possa trovare le proprie modalità in un percorso di conoscenza.

©Fotografie di Mina Tomella.

Manuela Metelli

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