nancy cooklin standout woman award
Benvenute in questa rubrica di Donna&Leadership dedicata a “”Storie di donne e Standout Woman Award, perché abbiamo l’occasione oggi di incontrare e ascoltare per chi sta vedendo il video oppure per chi sta ascoltando il podcast o semplicemente chi sta leggendo l’articolo di conoscere la storia di Nancy Cooklin.

Allora, cara Nancy, ti introduco per chi ancora non ti conoscesse, per poi dare spazio al tuo racconto logicamente, da esperta nell’ambito del training, del coaching, del counseling, sei impegnata nell’aiutare organizzazioni, individui a scoprire e raggiungere e sostenere il proprio potenziale e questo mi ha molto colpito nel leggerlo nel tuo sito proprio come primo incipit che hai dato, hai scritto anche diversi libri, a partire dal “Crea te stessa” anche “Felicità. Sei già sulla strada giusta” e molti altri anche ebook e audiolibri e quindi fino ad arrivare all’ultima uscito in italiano “Human Leadership” che contiene il tuo metodo, che poi insegni nelle organizzazioni o con le persone.

Oltretutto ho curiosato nelle tue notizie e ho scoperto che lo insegni anche nel programma MBA della SDA Bocconi perché caspita una donna che arriva a insegnare ai manager queste cose tanto di cappello, complimenti! Veramente!

Tu nel 2016 hai ricevuto il premio Standout Woman Award a cui accennavo prima e che è un premio ideato per premiare tutte quelle donne che si sono distinte in determinati settori, che sono arte e cultura e spettacolo, professione, imprenditoria, ricerca, ma anche coraggio, perché tante volte la vita ti mette alla prova.

Quindi sono tante le cose che hai fatto nell’ambito professionale, sono anche tanti cambiamenti che hai agito nella tua vita, per cui, quello che tu vorrai raccontare va bene e per me sarà importante poter accogliere alcuni aspetti delle tappe che secondo te sono state salienti, solo alcune del tuo cammino, per essere la donna che sei oggi, quindi lascio a te continuare.

Come come faccio a continuare, cioè potremmo chiudere qui la sessione?

Grazie Donatella, grazie a chi ci ascolta, chi ci legge, a chi ci guarda e più diffondiamo i nostri messaggi, il nostro lavoro più bello, quella che è la nostra mis- sion, perché io e te facciamo la stessa cosa. Quello che dici di me è quello che parla di tutte le donne, di Standout Woman Award te e di tutte le altre donne.

Quindi la la differenza tra il premio, tra essere in Bocconi, eccetera e perché l’ho fatto. È perché mi sono impuntata di farlo e l’ho fatto.

Perché oltre a qualsiasi cosa, io dico che il mio curriculum oggi è che sono una donna straniera, vivo in un paese straniero, oltre 50 anni quest’anno compio 55, ho divorziato da un uomo italiano in Italia e lavoravamo insieme, sono l’ultima di sei fratelli che siamo cresciuti in una famiglia che giravamo il mondo, quindi le mie lauree, i mie master son quelli.

Il coraggio arriva perché quando la vita ti chiama aver coraggio, il coraggio lo tiriamo fuori. Quindi sicuramente una costante nella mia vita è stato il cambiamento e quindi se dovessi parlare alle donne, quello che ci accomuna è questo: sapere che possiamo andare oltre, che lo possiamo gestire e farlo.

Sono appena tornata dall’estate, sono stata in periodo da mio nipote che ha quasi quarant’anni parlando di gender diversity e lui la vede in un modo
un po’ diverso ed ero un po’ arrabbiata di questa conversazione sulle donne sulla differenza e lui mi diceva che è anche vero che le donne non si prendono alcune opportunità. È vero che è più difficile per noi e non ci piove e possiamo stare qua a parlarne, lo sappiamo, il pay gap per il 30% è una cosa assurda. A parità di ruolo c’è una differenza di stipendio che non ha senso. Ok.
È anche vero, e in questo gli ho dato ragione poi, dopo la nostra accaldata discussione, che noi non ci prendiamo alcune opportunità. Che siamo noi a volte a mettere quel freno a mano, andare avanti con quel freno a mano.

Quello che stai dicendo è veramente un punto centrale profondo che tocca il cuore delle donne, perché quello che stai dicendo per qualcuno potrebbe essere anche come dire qualcosa che risuona in modo quasi provocatorio.

Ma è una verità che dobbiamo affrontare, quella che tu stai dicendo.

E infatti la la mia domanda era proprio nella tua professione, in quello che tu hai riscontrato nelle organizzazioni o con gli incontri one to one, quali sono proprio questi aspetti e come reagiscono le donne quando si arriva a questa grande verità?

Si è esatto, a partire da lì che è la primissima cosa che è attenzione agli schemi che ripetiamo e all’aspettativa che ci facciamo.
Noi non ci prendiamo l’opportunità. Perché?

Perché per esempio, nel mio caso stiamo parlando di me e dico: in Italia cinquant’anni da un giorno all’altro, rimani senza lavoro e divorziata in un paese che sei sempre in una foresta, ti dici oddio, no?

La maggioranza di donne che conosco tornano a casa, che è quello è un’altro tema che condivido, 100%, ma tante volte la vita ci obbliga a rimetterci in gioco e quindi uscire dagli schemi che avevo, perché ovviamente è una corresponsabilità. E torno a quello, cioè in che situazione mi ero messa
io, che avevo ripetuto uno schema vecchio che secondo me non era lo stesso schema. Eppure lo era. Cioè questo ruolo di io sono una donna, quindi è
il mio obbligo sacrificarmi, tra virgolette, come avevano fatto le altre donne della mia vita, i miei modelli, il mio ruolo, dimenticarmi di me. L’identità, per chi ha figli, della maternità enorme e quindi priva loro e poi noi, è vero, per i primi anni, che bisogna dargli da mangiare e tenerli sani e buoni, ma il nostro ruolo è quello tenerli sani e buoni, fisiologicamente prima, ma poi anche emotivamente, quello passa anche dalla nostra salute.

Più noi mamme, donne che abbiamo figlio o no, stiamo bene noi, poi le persone intorno a noi staranno bene, e non ce n’è quindi come primissima cosa è: attenzione a quali sono gli schemi che stiamo ripetendo in automatico, che non ci rendiamo conto.

Come se io sono una fanatica dell’autoconoscimento, cioè in tutte le lingue, in tutte le salse, quello torna a noi perché abbiamo fatto quello, dove hai sbagliato, perché sono cose che non ci siamo resi conto, siamo andati in autopilota con aspettative di altre persone, di un sistema che ci ha cresciuto, di una cultura, paese, città, famiglia che ha delle aspettative su di noi, e noi ci troviamo super comoda perché abbiamo già questi questi retaggi e questi punti ciechi che sono unicamente nostri.

Quindi è un momento di fermarci, aprirli, conoscerli, accettarli e provare a cambiare i comportamenti che vengono legati a quelle identità, a quei retaggi, a quelle credenze, a tutte quelle tematiche delle quali tu sei esperta, nel nostre convinzioni delle nostre identità.

Sicuramente quello che stai dicendo è un suggerimento, è un’indicazione di prendere coscienza e di accorgersi delle cose per poi fare il passo, sapendo che magari non avremo l’approvazione.
Non avremo quella approvazione che magari ci aspettiamo perché è un cambiamento culturale. Secondo te che hai girato anche un po’ il mondo? Quindi adesso mi viene un po’ questa riflessione, è una cosa più tipica latina o è qualcosa che è riscontrato anche negli USA piuttosto che in altri paesi come tematica della donna che in qualche modo tende a sacrificarsi rispetto alla famiglia.

Allora io penso che è una cosa ovviamente trasversale.

È innescato in noi donne in alcuni paesi tipo tutto il nord e i paesi nordici, come la Scandinavia, ho appena finito un percorso con una donna e con una donna danese è un’altro mondo, ma quello ha a che fare con il sistema.

Sicuramente noi donne latine c’è l’abbiamo molto più innescate, e latine intendo da Messico in giù, ma anche in Nord America c’è un po di questa cosa e sicuramente in Italia più che in Spagna, per esempio, cioè questa è una cosa che mi ha colpito tantissimo e non mi sarei aspettata.

Sicuramente è una cosa che qua in Italia trovo che è molto legato, che è una seconda cosa che direi: questa tensione, ambizione alla perfezione, al voler fare tutto noi. E quello trovo moltissimo nelle donne, che c’entra ed è tutto collegato ovviamente quando dico non ci prendiamo l’opportunità. Perché? Perché noi siamo mai abbastanza pronte per lanciarci.

C’è questa posizione? No, io no, perché ancora no, perché devo fare il master perché non mi sento pronta, mi mi faccio un coaching, public speaking prima di… no bisogna lanciarsi, poi una volta che ci lanciano in acqua, nuotiamo, quindi è dire di sì alle opportunità?

Dire di sì alla vita che viene legato al “io posso”, una volta che c’è il problema, un bellissimo problema, poi trovo il modo. Quindi torna sempre al fatto di sa- pere che io posso farlo e che io me lo merito perché questa cosa an- che tu sei la bambina, cioè io sono cresciuta con una mamma che non l’hanno lasciata a studiare perché le signorine non studiavano.

Quindi lei è cresciuta con questa cosa in teoria io no, ma in pratica io sono cresciuta con il fatto di ok quando io ho figli, quella che si ferma del tutto sono io. Perché? Dove è scritto questo? Oggigiorno non è così, quindi una deve essere pronta, anche lì è una responsabilità nostra. Quante donne che sentiamo che si lamentano, che non l’ai- utano in casa, ma poi, se l’aiutano, non l’aiutano, esattamente come lei vorrebbe essere aiutata. Cioè l’unica che sa pulire bene, cucinare bene, tenere i figli, siamo noi, ma no, ma no, no. E quindi questa cosa sta cambiando per fortuna, con le nuove generazioni.

Ma noi siamo in quella fascia che ancora dobbiamo uscire da quello ed è quello che incontro tantissimo.

Quando una donna impara a dire di no, io vedo l’estasi che si crea proprio. Nancy dalla scorsa volta, guarda -ma com’è andata? Abbiamo fatto cose super intime, hanno pianto perché è la bambina interiore, e quello che mi riporta nella prossima volta è che hanno dato confini e che hanno detto di no e sono state le cose più liberatorie.

Cioè dire di no è una cosa super sana, perché vuol dire dire di sì, a cosa vuoi fare tu, che non è essere egoista, perché tante di noi, parlando della cultura latino americana e cattolica, o religiosa in generale, aveva questo senso del sacrificio. E se non ti tagli le vene per gli altri sei egoista.

No, no, c’è una differenza tra essere egoista e prenderti cura di te, dico io un detto che in Italia è brutto: ma quando tu sei piena di te e, nel buon senso, quando sei completa e senti che ti stai prendendo cura di te, allora hai voglia di prenderti cura degli altri.Ed è fatto in modo sano.

È bellissima questa chicca che ci hai dato perché è un po’ il succo dell’esperienza di tanti anni e di professione con casi e persone, organizzazioni, contesti diversi, Stati diversi, culture diverse e sapere che noi ce lo possiamo concedere. Quindi questo suggerimento che ci hai dato certamente, va anche un po’ sostenuto, perché non è facile fare un processo di cambiamento singolarmente. Tu stessa hai creato dei progetti per poter sostenere: proprio ”Crea te stessa”, il tuo libro, parla, proprio alle donne per mettersi in gioco e saper anche mettersi in gioco e quindi sarà importante anche poter dire ad altre donne che, insomma, tu ci sei anche per questo.

Sì grazie e anche e anche agli uomini è per quello che dopo “Crea te stessa” dopo sei anni penso sette anni da “Crea te stessa” poi è uscito “Human Leadership” che più trasversale per tutti.
Perché gli uomini vanno accolti in questa conversazione, questa è la cosa che a me piace tantissimo. Io lavoro molto con uomini, cioè io direi più con uomini che con donne 60% 40% forse non so, 50% 50%, forse chi lo sa, dipende il momento, però vedo che questa consapevolezza di sé e autoconoscimento, cioè chi ha il privilegio non sa di averlo, quindi ha un sacco di punti ciechi. E se noi litighiamo perché sì, perché no, è ovvio che non aprono la porta per capire.
Quindi quando noi sappiamo cosa vogliamo fare e lo spieghiamo in modo coerente e con l’esempio, loro imparano quali sono i nostri bisogni e imparano che avendoli, si crea una relazione migliore e crescono anche loro perché anche loro sono genitori di donne o zii di donne o amici di nipote.
Questa è una valutazione e io penso che adesso è diven- tato più che mai importante ricordarci chi siamo, ricordarci che siamo capaci, che abbiamo il coraggio.

Perché la vita è coraggio, è una costante sfida. E solo il nostro esempio e fa sì che le altre cambino e imparino e accettino chi siamo e chi sono.

Infatti, penso che anche il premio che hai ricevuto sia proprio in funzione di ricordare i casi, gli esempi di chi è riuscito a fare qualcosa per te, soprattutto straniera, in un paese molto diverso culturalmente e anche in un’attività sfidante, perché comunque andare nelle organizzazioni non è cosa da tutti. Quindi tu, col tuo esempio, anche quello che ci hai raccontato dell’alto cambiamento di vita. Penso tu abbia dato già uno spunto grande a tante persone che bisogna credere in se stesse e conoscersi per credersi e aprirsi.

Grazie. Scusa che aggiungo una cosa perché questo è importantissimo, che è capitato anche a me.

Sì, quello che ho vissuto è tanta roba e non gli ho dato il giusto peso che doveva avere. Cioè io ho dato per scontato, io sono andata avanti con la mia vita, mi sono rimboccata le maniche, avevo le mie figlie, senza famiglia, senza un network qua di di affetto, di accoglienza e quindi non mi sono resa conto di quello che stavamo vivendo.

Questa è una cosa che ci tengo tanto a trasmettere: bisogna fermarsi al riconoscersi le battaglie, che sono le battaglie combattute, cioè nel senso che la fatica va riconosciuta, va accarezzata, va coccolata, va detto cavolo Nancy, questo che stai facendo è tanta roba.

Nel frattempo che lo stai facendo il riconoscerselo, cioè non dare per scontato che tutto vada fatto via, cioè cosa vuoi che sia, alzati e vai avanti.

Sì alzati e vai avanti però nel frattempo, coccolarsi, accettarsi, riconoscersi, quella fatica, quello sforzo.

Quelle piccole battaglie.

Forse noi chiediamo agli altri quello che noi non diamo noi stessa, quindi è un po’ un loop che creiamo.

Quindi quello quello importantissimo.

Basta poco.

Veramente preziosissime!

E non è finita, ovviamente così va avanti.

Fantastica fantastica Nancy, allora guarda, magari ci daremo appuntamento per qualcos’altro, perché sicuramente questo mondo ho bisogno di donne come te e di poter prendere spunti e suggerimenti. Oltretutto nel libro ultimo hai anche un tuo metodo, per cui insomma bisogna leggerlo e conoscerlo. Se non ti dispiace metterò anche un link per poter accedere a al tuo libro, quindi conoscere un pochino meglio e al sito perché è veramente fantastico.

Questa questa pitchure iniziale veramente è una bellissima rappresentazione della tua storia e tante donne dovrebbero avere il coraggio di raccontarsi e quindi di riconoscersi.

Grazie allora grazie a te Dona che sei una donna meravigliosa.

Per conoscere i progetti di Nancy: https://www.nancycook- lin.com

Per contattare Nancy: info@nancycooklin.com

I libri di Nancy: https://www.nancycooklin. com/i-miei-libri/

Intervista a cura di Donatella Metelli