“Come muoversi nella nostra vita? A volte, non più nella tenera età, mi ritrovo ancora a pensare alla mia vulnerabilità, alla fragilità occasionale che furtiva mi coglie all’improvviso come se tutta la mia esperienza di vita non mi avesse ancora reso forte nel superare le avversità. Colgo con amarezza e in modo consistente che nei momenti di cedimento e di sconforto avrei bisogno ancora della parola di un amico, di un esperto che mi lasci qualche consiglio, di un punto di riferimento importante con cui relazionarmi per cercare di stare meglio ed evitare di fossilizzarmi troppo sul problema che vivo in quel dato momento. Mi chiedo a volte come donna matura e in viaggio verso la senilità se sono solo io ad avere ancora bisogno di una parola capace di infondermi fiducia o se, invece, questa realtà appartenga a molti. Sono una sua lettrice assidua e in lei trovo spesso parole di conforto e di incoraggiamento. Lei cosa ne pensa? È giusto essere ancora alla ricerca di riferimenti maturi?”
viso di donna con sguardo abbassato

Cara lettrice, vorrei dirle a viso aperto che non mi sorprendo alla sua domanda perché credo sia una realtà appartenente a molti quella che lei descrive in questa sua piccola testimonianza. 

Ci rivediamo nelle sue parole e siamo in molti a navigare in questi dubbi esistenziali, assai assidui nelle nostre quotidianità. 

Credo sia elemento positivo questo suo quesito, indice di persona che desidera crescere e maturare nel confronto, nella sana dialettica che ci distingue gli uni dagli altri ma che evidenzia spesso anche delle buone affinità reciproche.

Come lei ben sa, la vita non è semplice e tutti attraversiamo diversi periodi difficili e non sempre in noi troviamo risposte giuste e adeguate per riuscire a superare le fatiche e vincere le nostre resistenze dandoci con fiducia all’altro che ci ascolta. 

Siamo sommersi di paure e preferiamo non concederci per timore di trovare nell’altro interlocutore l’incognita, la dispersione, l’inganno.

Non creda, come lei in diversi tratti della mia esistenza ho nutrito la necessità di condividere una certa fatica, una incertezza, dubbi che a volte arrovellavano la mia mente portandomi ad essere anche malinconica, schiva, a tratti scettica nel riuscire a trovare una giusta definizione al problema che incontravo. 

Non bisogna mai perdere quella piccola speranza volta ad abbracciare quel sano “incontro”, quella fortunata occasione di scorgere nell’altra persona la possibilità di arginare quella mancanza che bussa dentro noi a volte anche prepotentemente e metterci in tal modo al riparo delle incertezze della vita con più forza e determinazione. 

L’incontro, va sempre più specificato, è Cura. 

Il vero incontro ci può curare attraverso l’ascolto, la parola sentita.

L’amicizia con chi si occupa di cura con sentimento e grazia è sempre stimolante e può aiutarci a trovare risposte esaustive.

Nelle varie fasi della mia vita ho incontrato personalità cariche anche di grandi doti volte all’empatia, all’ascolto emotivo, con una capacità interiore che a volte mi induceva ad essere presente saldamente per imparare a prendere il più possibile da quel loro esempio, da quel loro carico, (M.Recalcati parla giustamente di peso della persona in un suo articolo su La repubblica di questi giorni) per uscirne più capace, più resiliente.

Ci sono persone che sanno accogliere la nostra esperienza con mani aperte, individui che percepisci particolarmente attivi nell’assumere la vita su di sé con responsabilità, ad abbracciare le fatiche altrui incoraggiando a superare, a intravedere nell’ostacolo la forza di una rimonta.

È utile affiancarsi a queste titolarità perché si può trarre molto da loro e anche arguire della propria vita; è cosa meritevole sostare presso quelle autorevoli capacità umane per imparare a crescere più saldi nel confronto, per imparare a conquistare la bellezza della vita che va intravista, conosciuta e apprezzata. 

L’incontro non è mai fine a sé stesso ma se così posso esprimermi è sonorità cangiante; ci sono suoni secchi nella vita ed altre volte più lievi ed incoraggianti.

Bisogna imparare a misurarsi nella relazione mettendo a frutto le diversità caratteriali, il modo reciproco di intendere il senso delle cose.

 

La relazione può divenire elemento di crescita assai fecondo soprattutto quando apriamo il nostro cuore senza patire giudizi e pregiudizi. 

Sempre arrivare a pensare che dell’altro che interloquisce con me noi possiamo imparare qualcosa di prezioso.

Potrei elencarle maestri, filosofi, medici e religiosi che hanno indirizzato la mia scuola di vita e fra essi desidero annoverare chi nel mio pensiero ha lasciato profondi ardimenti e costrutti di fine libertà interiore. 

Parlo spesso di lui come di un testimone visionario e non potrebbe essere diversamente per chi lo ha veramente conosciuto, perché da quel gesuita ho appreso le sue doti migliori, l’esserci con entusiasmo alla vita, il misurarsi sempre con le proprie forze , l’incanto della curiosità come visione verso il mondo, la dolcezza di un sorriso da cui trapelava anche la fatica di passaggi dolorosi, quel sorriso che comunque lasciava strascichi di bontà in chi sapeva osservare a fondo nei suoi occhi intrisi di vita. 

Lui è stato la mia fonte ispiratrice, un padre gesuita dal cuore grande. 

Si chiamava Bartolomeo Sorge ed è mancato nel 2020, il due novembre. 

Ma di lui sento ancora il timbro della voce, avverto il portamento fiero, la dignità che manifestava con leggerezza ma anche con grande forza. 

Un grande amico di cui leggo tracce continue nei miei giorni che volgono al futuro ma sempre con un piede in quella memoria fervida. 

Ecco perché la Memoria va sempre rivalutata, perché ci preserva il futuro, perché noi siamo gangli di quella catena originaria da cui abbiamo acquisito, imparato.

Ma cara lettrice devo anche dirle che sono stata sempre motivata mettendomi anche in gioco all’inizio di quella nostra prima conoscenza, io la testarda a propormi con tatto e delicatezza, a cercarlo per farmi conoscere e afferrare le sue virtù, per ampliare la mia consistenza e lo sguardo che desideravo allargare nella sua portata attraverso la parola di quel generoso gesuita, il suo esempio.

Con lui ho esplorato il mondo dell’interiorità e quello del sociale, della politica intesa come polis, della fede carismatica e della filosofia come virtù magistrale, e direi della Scrittura come atto di cura e di conoscenza. 

Da lui ho appreso quanto possa essere consistente l’interiorità di un uomo che ha sempre saputo stare eretto nei giochi della vita mai facendosi da parte per timore, un uomo che ha educato la sua vita a dare il meglio di sé, a lasciare “segno” a chi gli si accostava.

Credo che questa sia anche la nostra ricerca e che debba partire da noi l’intento, il desiderio di promuovere umanità attraverso l’ascolto, la condivisione. 

Saper investire su chi sentiamo più prossimo è atto prezioso e da perseguire con coraggio e fede intima, perché più conosci l’altro più impari anche a sciogliere grumi di te, ad entrare in spazi virtuosi. 

A volte anche una semplice amicizia riporta in sé queste fecondità.

Il mio, quindi, vuole essere un consiglio semplice: cammini su questa strada della vita aprendo il suo cuore verso chi le sembra essere più affine, si renda docile al suo passaggio e fertile all’ascolto e cerchi infine di fare intuire il vero desiderio di conoscere l’altro come appartenenza al sé. 

Attraverso la parola dell’altro lei troverà risposte ai suoi interrogativi. 

Sappia assaporare l’alterità come spazio aperto, costruttivo, assertivo, dolce nel mistero che lo accompagna. 

E l’aiuto le arriverà. Non abbia timore nel farsi conoscere e faccia sempre sentire importante chi accoglie la sua parola. 

Tutti noi abbiamo interiorità dense e magnifiche e la fiducia è il mezzo più forte per arrivare all’altro e apprendere il valore incredibile della testimonianza umana.

Sonia Scarpante