“Sono una sua lettrice
e so che lei mi può aiutare
a capire cosa sta accadendo
nei nostri popoli,
perché gli uomini non imparano
a vivere in armonia e in rispetto
dell’altrui condizione umana,
culture diverse senza assoggettare
e portando in miseria interi popoli
tramite guerre e carestie.
E in tutto questo perché le voci
delle donne che si elevano
sono ancora in minoranza?
Perché sono gli uomini a condurre le guerre
senza temere un giudizio umano
o anche divino.
Cosa sta succedendo in quelle anime perse?”
donna bionda alla finestra

Confidare sempre nella creazione di ponti.

Cara mi chiedo, come lei, dove siano finite le donne, la loro voce, la loro forza, in simili frangenti di vite spezzate da una guerra sempre più insulsa e disumana. Perdono la vita sempre più innocenti, donne e bambini, uomini che mettono a rischio la propria vita per difendere la propria patria, le proprie case e NESSUN UOMO DI POTERE che abbia la forza di fare autocritica soprattutto quando si rivestono ruoli apicali nella Società. Ma quale uomo si sente tanto grande da arrogarsi il diritto di dare l’ultima parola sul destino di un popolo, da decidere sulla vita altrui come se quella vita fosse nostra e non della Natura che l’ha creata. A volte i destini  di vita vengono completamente snaturati da miti di onnipotenza che prendono sopravvento su ogni buona logica umana mentre il concetto di mistero dovrebbe permeare le nostre interiorità ponendoci interrogativi diversi: “ in che modo posso alimentare un dialogo civile fra gli esseri umani, che cosa posso fare e come posso agire in prima persona per creare ponti di sensibilità e intelligenza fra paesi diversi, cosa posso fare per scardinare un’idea autoritaria che è solo illusoria e mai atto risolutivo per conflitti economici e territoriali.”  

Ci chiediamo e siamo in molte donne a farlo …dove si nasconda il sentimento della vergogna e perché non riesumarlo da vecchi cassetti come atto consolidante e stipulante fra uomini.

E anche cosa può rappresentare per alcuni di noi il sentimento del timore di un giudizio divino, e perché tanta arroganza a copertura di vite strazianti che sono in continuo esodo verso una terra più cautelativa? 

L’educazione sentimentale che potrebbe essere prerogativa essenziale di noi donne non dovrebbe mai esulare dal concetto importante di vergogna; i figli vanno educati con il senso del rispetto per l’altrui esperienza, per le idoneità di un popolo diverso o per una religione professata che non è la nostra. Non si possono mietere vittime come se fossero birilli, quasi buttati all’azzardo che ha poco nulla dell’essere adulti compassionevoli. Un figlio va educato all’errore, alla riconciliazione di quell’errore attraverso il sentimento della vergogna, del disagio apportato ad un nostro fratello quando si pecca. È insano pensare di poter vivere una vita senza sapere cosa significa provare vergogna; è come se quella vita fosse mutilata; è una vita in un certo senso persa. 

Ci chiediamo anche se esista un uomo che nutra il minimo sospetto di un futuro inappellabile, di un giudizio che potrà far sentire la sua voce quando saremo chiamati a rispondere per i nostri atti e per le gravi mancanze arrecate.

Perché non si teme il mistero, non si include il sospetto che la vita non sia tutta in mano nostra e che possa esserci anche un illeggibile nella natura umana? Chi ci dà la garanzia che non ci venga richiesto un conto, un giorno, per le nostre gravi mancanze.
Perché tanta insaziabilità di morte giocando ai soldatini impunemente, perché tanta animosità per un potere miserevole e assurdo, E noi donne sempre sedute su quel bordo del fiume a chiederci il perché di tanto mal agito,

Cosa fa veramente grande un uomo, quanto può essere ammirevole la forza interiore di un uomo che si prende in cura la sua comunità, che vive per la protezione della sua gente e della società, al di là di beceri nazionalismi e trionfalismi. Fare ancora uso di armi nel 2022 quando la bellezza di una vita sa ancora cantare le sue lodi attraverso il verso di una poesia, la vastità di una canzone sussurrata, l’abbraccio del perdono come risoluzione a tutte le contrarietà della vita.  Quanto sa essere grande un uomo nel prodigarsi per la pace e per la comunione della sua collettività, quanto sa assumere su di sé quell’atto di responsabilità che lo rende uomo libero e non schiavo di sé stesso. 

E quanto, invece per alcuni, poco amore è stato dato loro dalle stesse madri perché l’educazione sentimentale non abbia preso sopravvento nei loro cuori trasformando quell’insegnamento in un futuro di speranza.  

E vorrei chiedere a questi uomini che imbracciano le armi come se fossero giocattoli quanto odio possa mangiare il cuore senza la forza vivida della luce che lo disperde, quante velleità li rendono tanto temerari da non temere un giorno la perdita del sé, le stesse pene di chi fugge inflitte loro, una morte disperata di un loro caro sopraggiunta. 

Il mio invito come quello di tante amiche o donne vorrebbe essere questo: Mai sentirsi troppo forti o sicuri di sé: porre sempre attenzione verso il mistero della vita e di ciò che potrebbe accadere se osiamo troppo nell’affermare il male. 

Un madre divina piange su quei morti e quel figlio non si capacita di quel dolore della madre. 

Una madre divina chiederà espiazione per tutti quei figli morti in guerra come già vide farsi nel suo figlio prediletto, una donna, quella madre, chiederà espiazione per tutte quelle donne che corrono con i loro figli in braccio in una corsa continua verso l’ignoto e l’assurdità di un futuro forgiato da uomini lussuriosi e malati. Chi oltraggia la vita altrui non è mai persona sana, ma ampiamente malata. 

Il Papa si scaglia contro questa guerra con le sue parole sempre più affaticate e dure e desidera far percepire quel Dio adirato come se ancora quella storia antica fosse presente qui fra noi e ancora il disordine del Tempio esigesse una voce dura. 

Il papa ha sempre avuto una lode per il femminile, per la Madre Divina e sa che noi donne dobbiamo in parte fare la nostra parte educando i nostri uomini, i figli al rispetto del prossimo e al timore di una sentenza inappellabile. Si parla di uomini- bambini e i bambini sanno bene che senza senso di colpa per il danno commesso non esiste riconciliazione, perdono. 

Gli uomini Grandi, attraverso il tramite di noi donne e il concetto alto di Cura verso la bellezza dell’umanità, devono far sentire la propria voce, urlare il proprio sgomento e meditare su quel mistero e su una sentenza che arriverà per tutti noi implacabilmente, una sentenza che potrà devastare il cuore di uomini sordi all’urlo della clemenza.  

Noi donne vorremmo innalzarci davanti al loro incedere malsano invitandoli a questo pensiero: Come signori della Terra resi così ciechi imparate ad elevare il vostro sguardo ai cieli e a misurare con il cuore quella immensità che nutre di senso i giorni nostri.

 Il senso è racchiuso in ogni vita che va sempre difesa e apprezzata.  

Solo chinando il capo in segno di perdono si impara a vivere. 

La vostra non è vita, è ripudio e dannazione. Che questa voce delle vostre donne possa elevarsi e ogni giorno farvi indietreggiare di qualche passo facendovi sentire persi, sempre più attoniti per una scelta che sentite sempre meno vostra. 

Una modalità del vivere più morbida da parte del femminile ci viene richiesta, la rigidità dei conflitti come delle asperità fra uomo e uomo va calmierata con il passo delle donne, con la loro voce di cura verso la bellezza del mondo. 

Questa è sempre stata la nostra grande forza, da contraltare alla durezza della vita. 

Sonia Scarpante