Giuliana Gibelli

Tears, 2016 - premiata MyNikon 100 nel 2018.

Abbiamo conosciuto Giuliana Gibelli nel contesto della rassegna intitolata Design, Etica, Ambiente, Salute, promossa dall’Associazione Plana. Lavora come fotografa professionista nel suo studio di Lugano, contemporaneamente realizza progetti autoriali apprezzati in Italia e in Svizzera.
Chi è Giuliana Gibelli
Si laurea in Giurisprudenza e svolge l’attività di avvocato.
Coltiva la sua grande passione per tutte le forme artistiche seguendo corsi di tecniche pittoriche e di scultura.

Ha frequentato la scuola di scrittura creativa Holden a Torino fondata e diretta da Alessandro Baricco, il corso di Fotografia e Fotogiornalismo di Angelo Schwarz all’Accademia di Belle Arti di Torino, corsi con importanti fotografi tra i quali Giovanni Gastel.

Apre uno studio fotografico a Lugano.

Realizza lavori fotografici nel campo della moda, dell’architettura, della danza, ritrattistica, food, arte, beni culturali.

E’ iscritta alla FIAP, SBF e AFIP .
Ha tenuto mostre di fotografia personali e collettive in Svizzera e in Italia, al MIA FAIR di Milano e Paratissima a Torino.

Sue fotografie sono state pubblicate su testate internazionali : sito Photo Vogue, Photo , Image Mag Galleria Carla Sozzani , Gastronomie & tourisme Suisse , Gambero Rosso, La Stampa.

Cosa significa per te fotografare?

Fotografare per me significa raccontare senza le parole. Nel fotografare io creo qualcosa che in realtà non esiste e rendo visibile un processo mentale che mi ha portato a scegliere quel soggetto, fatto in quel modo, rispetto alla miriade di altre possibilità.

Come fotografa professionista hai lo studio a Lugano, quali sono le tue collaborazioni? Ti è possibile fare un confronto con la fotografia in Italia?

Collaboro con i Beni Culturali di Bellinzona, studi di Architettura, Strutture turistiche, Moda, Album di famiglia, Ristoranti, Artisti, Scultori, Pittori, Concerti.

E’ difficile fare un confronto; forse in Italia c’é più apertura e libertà mentre in Svizzera tutto deve essere pianificato e concordato prima di iniziare il lavoro. Quindi poche sorprese o imprevisti, molta precisione, rigore nei termini di consegna. Insomma tutto più Svizzero!

I soggetti rappresentati: ritratti, architettura, natura morta, sono accuratamente progettati  e realizzati con un’attenzione particolare alla luce. Rimandano alla cultura pittorica, talvolta evocano storie ed atmosfere oniriche. Qual’è il tuo approccio al soggetto e come prepari il tuo progetto fotografico?

La pittura ha influito molto nel mio modo di fotografare ed é fonte di ispirazione, un insegnamento continuo di come usare la luce; Rembrandt, Vermeer, Rubens, Van Dyck pittori che l’hanno saputa usare sapientemente e che mi hanno ispirata.

L’approccio con il soggetto é sempre molto rilassato, devo cercare di coinvolgerlo, devo conquistarlo per vivere un intenso momento di intimità.

I miei progetti fotografici non sono mai improvvisati, ma accuratamente preparati. Tempo fa ho realizzato un progetto in collaborazione con una scuola di Danza classica; dopo un attento casting delle ballerine ho costruito diversi set ricercando fondali, abiti, oggetti tutti risalenti al XIX sec. sempre con una grande attenzione alle luci.

Quali sono state le tue fonti di ispirazione, i tuoi maestri?

Richard Avedon per i suoi ritratti irriverenti, Guy Bourdin sempre enigmatico, Sarah Moon prima modella poi fotografa di moda ha saputo catturare l’atmosfera degli anni sessanta londinesi, Erwin Olaf uno sceneggiatore perfetto, Bettina Rheims l’occhio femminile più maschile che ci sia, Giovanni Gastel fotografo elegante, Antoine D’Agata che ho avuto il piacere di conoscere a Parigi.

Lavori come fotografa professionista ma ti occupi anche di fotografia d’autore, come riesci a coniugare queste due tendenze? Puoi parlarci in particolare di un tuo lavoro artistico?

E’ difficile coniugare il lavoro professionale ed il lavoro artistico. Bisogna separare i due momenti: uno in cui devi avere ben chiaro il desiderio del committente, le sue necessità, i suoi gusti. Hai tempi di consegna prestabiliti e quindi devi organizzare tutto con cura, diversamente per i miei progetti artistici ho tempi più ampi e totale libertà di esprimere la mia creatività.

In collaborazione con OtherMovie Lugano Film Festival ho realizzato nel 2019 un progetto intitolato “ Quo vadis familia ?” dove ho ritratto tante famiglie di diverse etnie, età, orientamento sessuale a cui ha fatto seguito una mostra che ha riscosso un grande successo riportato dai media locali.

La fotografia di ricerca ti ha portato a partecipare a numerose mostre e a ricevere diversi riconoscimenti. I tuoi lavori sono stati pubblicati su diverse testate prestigiose. Vuoi raccontarci qualcosa in merito?

La mostra penso sia il momento più gratificante e coinvolgente per un artista; vedere le proprie opere esposte e percepire che vengano apprezzate dal pubblico é il culmine del tuo lavoro che ha richiesto ricerca ed impegno.

Tra i premi ricevuti i più apprezzati sono stati MyNikon 100 come uno dei 10 migliori ritratti in tutta la Svizzera, Photosuisse a Zurigo migliori ritratti in bianco/nero e a colori.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Progetti futuri tanti, ho una grande riserva di idee.

Spero di continuare ad esporre a Zurigo, Basilea, Ginevra città molto attente ed aperte alla fotografia d’autore.

Quale messaggio vorresti dare ad altre donne che sono alla ricerca del proprio potenziale espressivo?

Secondo me la fotografia é la possibilità di esprimere sé stessi e allora senza paura tirate fuori quello che avete dentro, le vostre paure, le gioie, le emozioni, i momenti belli ma anche quelli brutti, create un paesaggio interiore. Abbiate il coraggio di osare e di guardare oltre.

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Intervista a cura di Manuela Metelli e Mina Tomella