Perché una torta di mele?
Perché oggi sono qui per parlare
di cibo, ma troppo spesso il cibo viene confuso con la chimica. 
Se chiedete a una persona cosa mangia,
nel 90% dei casi vi risponderà carboidrati,
grassi, proteine e via dicendo.
I più informati citeranno omega 3,
omega 6, licopeni e tante altre sostanze
dal nome impronunciabile.
Conclusione: non avete la più pallida idea
di cosa mangi quella persona!
Vedete il paradosso?
Al giorno d’oggi si parla di cibo
senza parlare di cibo. 
donna con una mela rossa in mano

La chimica è importante, io stessa credo nella necessità di assumere tutti i nutrienti necessari, ma se ci concentriamo solo su questo, perdiamo di vista tutto il resto, e vi assicuro che non è poco.

Credo quindi che la torta di mele sia un ottimo punto di partenza: è un dolce che appartiene a tutte le famiglie, dal profumo e sapore indimenticabili, ed è un cibo concreto, che fa parte della nostra esperienza. 

Eh sì, perché il cibo è innanzi tutto esperienza. Prima di assaporare un piatto, iniziamo a gustarlo con la vista, l’olfatto, il tatto e solo alla fine con il gusto. 

Il cibo è anche emozioni, ricordi, suggestioni. Il cibo è condivisione e convivialità. Il cibo è anche l’effetto che ha sul nostro corpo e sulla nostra mente. E infine il cibo è anche l’ambiente. La terra in cui viene piantato il seme, l’acqua che lo annaffia, il sole che lo scalda, il vento che lo accarezza, la forza vitale che lo fa germogliare. Ecco perché credo sia importante sceglierlo biologico, locale e stagionale. Per tutelare il pianeta, ma anche per creare equilibrio e armonia tra noi e l’ambiente in cui viviamo. 

Se ci pensate bene, non è un caso che qui in nord Italia l’inverno ci regali frutta e verdura che si prestano a cotture lunghe, permettendoci di creare piatti che scaldano il nostro corpo per contrastare il freddo e l’umidità all’esterno.

Così come non è un caso che l’estate veda il trionfo della frutta e verdura più succosa, da mangiare cruda, per creare freschezza e umidità quando il clima è caldo e secco. 

D’altronde basterebbe guardare la natura: non è meraviglioso come gli alberi, in autunno, inizino a perdere le foglie e concentrino la linfa sottoterra, per poi esplodere di nuovo in un tripudio di fiori con l’arrivo della primavera? Non dobbiamo inventare nulla, basta osservare e imparare dalla natura.

Il titolo di questa giornata è “Ricetta futuro”, ma per parlare di cibo e futuro dobbiamo volgere lo sguardo anche al passato. In un mondo saturo di informazioni e consigli che spesso accettiamo passivamente e in cui la salute è sempre più un bene a rischio, il cibo deve tornare ad essere una scelta, una scelta di salute e benessere, oltre che di piacere. 

Ci saranno sempre situazioni in cui saremo costretti a delegare e chiedere aiuto, ma nei limiti del possibile ciascuno di noi dovrebbe essere l’artefice della propria salute, giorno per giorno. 

E sicuramente il cibo è uno degli strumenti per farlo. Dopotutto, mangiare è quella cosa che ci accomuna tutti, uomini e donne, giovani e meno giovani, per tutta la vita. A proposito…qualcuno conosce la storia della rana bollita? È la storia di una rana che si trova in una pentola piena d’acqua che viene scaldata lentamente, con il risultato che non si rende conto di quello che le sta succedendo e alla fine muore bollita. 

Purtroppo il destino della rana è emblematico di quello che accade su larga scala nella nostra società. 

Sempre più spesso noto un senso di rassegnazione diffusa che ci porta a convivere con piccoli disturbi e malesseri, con l’acqua sempre più calda, considerando tutto ciò qualcosa di inevitabile, normale, ma soprattutto vivendo nella convinzione che non possa cambiare. Siamo tante piccole rane che si stanno abituando alla temperatura sempre più calda dell’acqua, fino a perdere la capacità di reagire.  Ma se proviamo a saltare fuori dalla pentola, possiamo non solo salvare la pelle, ma comprendere che la salute non è solo assenza di malattia, la salute è uno stato di benessere fisico, psichico, emotivo, mentale, spirituale e sociale e, che ci crediate o no, passa anche dal cibo.

Noi siamo quello che mangiamo! Vi siete mai chiesti cosa significhi davvero questo slogan oggi tanto di moda? Non potrebbe voler dire che siamo noi a costruire, giorno dopo giorno, pasto dopo pasto, la nostra salute e il nostro benessere? 

E allora diventiamo attori, impariamo ad ascoltare noi stessi e i segnali che il corpo ci manda, sperimentiamo in prima persona per capire cosa ci fa stare davvero bene. 

Ma soprattutto torniamo in cucina. 

Avete mai notato come è cambiato lo spazio dedicato alla cucina nelle nostre case? Fino a non molto tempo fa, la cucina era la stanza principale della casa, grande, sempre animata, con il fuoco o la stufa sempre accessi e una pentola di zuppa sempre pronta. 

Senza contare che, in mancanza di riscaldamento, era l’unico locale in cui trovare un po’ di tepore. 

Nelle case moderne, invece, la cucina è spesso sacrificata come dimensioni, magari esteticamente bellissima, con elettrodomestici di ultima generazione, ma fredda, vuota, asettica. 

Non ci stiamo quasi mai, giusto il tempo di scaldare del cibo già pronto da consumare in fretta, appoggiati a un bancone o addirittura in piedi. In compenso, però, meno cuciniamo e più siamo, o crediamo di essere, informati in tema di cibo. A questo proposito, vi lascio due principi che negli anni mi sono stati di grande aiuto. Il mio invito è di scriverli su un foglietto e lasciarli in un luogo della casa dove passate spesso, che sia il frigorifero o lo specchio del bagno poco importa.

Principio n. 1: la teoria senza pratica è inutile, la pratica senza teoria è pericolosa. 

Quindi fate bene a informarvi, ma non fermatevi lì, andate oltre, sperimentate su voi stessi prima di accettare un suggerimento o un consiglio.

Principio n. 2: la quantità modifica la qualità. 

Quindi se una cosa fa bene, non è detto che aumentando la quantità, faccia meglio, anzi, potrebbe addirittura creare problemi. La varietà è sempre una scelta vincente, non fossilizzatevi su singoli alimenti o sostanze pensando che siano la soluzione a tutti i vostri problemi.

Bene, direte voi, ma allora cosa dobbiamo mangiare? 

Proverò a condividere con voi le scelte che nel corso degli anni mi hanno portato energia e benessere, lucidità e chiarezza mentale e che mi hanno aiutato, insieme alle cure mediche, a superare con successo una prova decisamente tosta come può essere un tumore, anzi due. 

In realtà quello che vi proporrò non ha nulla di eclatante o rivoluzionario, ve l’avevo detto che avremmo tenuto un occhio rivolto al passato. 

È una sintesi di quello che tutte le grandi civiltà hanno mangiato per millenni, in particolare quella mediterranea, prima che venisse “sporcata” dagli eccessi del benessere e dalle campagne pubblicitarie dell’industria alimentare. 

Partiamo quindi dai cereali, dove per cereali non intendo i fiocchi della colazione, ma i cereali nella loro forma più semplice e integra, il chicco. Il chicco ha la forza di germogliare, è cibo vivo e integro, e queste meravigliose qualità passano direttamente al nostro corpo. Con questo non escludo i fiocchi o le farine, la pasta o la polenta, ma ricordiamoci di usare anche i chicchi. Poi non possono mancare i legumi, anche loro custodi di un’incredibile forza vitale. Ricordate gli esperimenti che si facevano a scuola con i fagioli nel cotone che poi germogliavano? Abbiamo poi le verdure. 

Quando comprate e cucinate le verdure, ricordatevi la parola varietà: di colori, forme, stili di cottura, tipologie di taglio, consistenze…cucinare può rivelarsi un gioco davvero divertente! 

Queste tre categorie dovrebbero costituire il 90% della nostra dieta, la base della piramide, a cui possiamo aggiungere condimenti di buona qualità (sale marino integrale e olio extravergine di oliva per citare i primi due che mi vengono in mente), semi oleosi e frutta secca, un po’ di frutta fresca, qualche alimento fermentato (eh già, i famosi probiotici, così importanti per il benessere dell’intestino e quindi per rafforzare il sistema immunitario), dolci di buona qualità e un po’ di cibo animale per chi lo mangia. 

Ma il consiglio più importante che voglio lasciarvi è questo: una volta tornati a casa, non accettate passivamente le mie parole, provate ad applicarle nella vostra quotidianità e solo dopo aver sperimentato in prima persona, decidete se fanno per voi.

Come fare? Sicuramente non esistono scorciatoie né ricette magiche, cambiare in modo significativo alimentazione è impegnativo, richiede tempo, dedizione e anche un po’ di conoscenze, ma il bello è che, se non ci sono problemi di salute che richiedono rigore, potete andare per gradi. Provate a procedere per aggiunta e non per eliminazione, per somma e non per sottrazione. 

Se ci concentriamo per eliminare un alimento o un’abitudine che non ci piacciono più, sprechiamo un sacco di energia per qualcosa che vogliamo escludere dalla nostra vita, mentre quella stessa energia potrebbe essere dirottata verso qualcosa di positivo, costruttivo, un nuovo alimento o una nuova abitudine da introdurre nella nostra routine.

In latino esiste una parola, PEDETEMPTIM, che ho scoperto di recente e mi ha subito conquistato. Significa “passo passo”, un concetto in netto contrasto con la modalità di vita attuale. Eh già, siamo immersi in una cultura che non ha tempo, non ha pazienza, che pretende tutto e subito e quindi è una parola che non ha ragione di esistere. Credo invece che nel nostro caso procedere passo passo, prendendoci il tempo necessario, sia proprio la mossa vincente. A proposito, sapete quanto tempo ci vuole perché una nuova azione diventi un’abitudine? Forse vi stupirà, ma bastano solo 10 giorni, guarda caso il tempo necessario al nostro plasma per rinnovarsi completamente. E cosa c’entra il plasma? Quando mangiamo, il cibo viene digerito e assimilato dall’intestino, poi le sostanze nutritive vengono raccolte nel plasma, la parte più liquida del sangue, e trasportate in giro per il corpo, in modo da nutrire i tessuti. 

Quindi capite bene che cambiare la qualità del nostro plasma significa cambiare la qualità non solo dei nostri tessuti, ma anche dei nostri organi, delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti. Una vera e propria rivoluzione silenziosa.

Quando tornerete a casa, fate questo esperimento. Scegliete un nuovo alimento da introdurre nella vostra dieta e portate avanti questa scelta per 10 giorni. Un esempio? Il gomasio. È un condimento a base di sale marino integrale e semi di sesamo tostati e macinati, da usare per correggere il sapore dei piatti una volta terminata la cottura. Un aspetto affascinante è che rappresenta la metafora dell’unione del maschile (il sale, elemento yang) e del femminile (l’olio di sesamo, elemento yin) in qualcosa di nuovo ed estremamente equilibrato. 

La cosa bella è che si trova già pronto nei negozi biologici, dovete solo comprarlo, tenerlo in tavola e ricordarvi di aggiungerlo ai vostri piatti. 

Ve lo ripeto, non otterrete risultati eclatanti, per quelli avrei altri suggerimenti da darvi, ma si tratta di un primo piccolo passo significativo, che a sua volta può produrre altri cambiamenti. 

Dopotutto, come ci insegna il famoso scrittore e filosofo cinese Lao Tzu, anche un viaggio di mille miglia comincia con un piccolo passo!

Buoni piccoli passi a tutti!

Puoi conoscere il progetto di Laura Castoldi “I Buoni Sani”  clicca qui www.ibuonisani.it

Laura Castoldi