Settima edizione dal 08 Marzo 2024 al 28 Luglio 2024, Brescia Enti promotori:
Comune di Brescia Fondazione BresciaMusei in collaborazione con Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana
“Testimoni” è il titolo della settima edizione del Brescia Photo Festival, che inaugurerà il prossimo 8 marzo, promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei in collaborazione con Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana e con la curatela artistica di Renato Corsini.
Ci vuole descrivere il tema del festival e le varie dislocazioni?
Il tema e il titolo del Photo Festival è direttamente collegato a questa grande rivoluzione che è l’Intelligenza Artificiale a cui siamo ormai soggetti in questo momento storico, nel mondo della fotografia e nel mondo intero. Ben lungi da me fare delle critiche nei riguardi dell’IA, perchè penso che le sue applicazioni nella medicina, nella ricerca, nel lavoro, produrranno degli effetti decisamente positivi, invece nel mondo della fotografia il suo avvento mi preoccupa non poco, poiché questa trasformazione determinerà un notevole cambiamento.
Mariangela Melato
Carlo Orsi, Mariangela Melato, anni ‘80, Courtesy Archivio Carlo Orsi.

Tendenzialmente traccio una linea di demarcazione tra ante e post IA, infatti se Photoshop aveva determinato il sospetto sulla veridicità dell’immagine, con l’IA è subentrata la certezza della perdita del suo valore documentale. Prima di questo cambiamento per scattare era necessario recarsi in un luogo, in uno spazio fisico, invece con questo sistema si può creare una fotografia davanti allo schermo di un computer, quindi si tratta di un’altra espressione artistica del nostro ingegno.

Proprio per questa situazione abbiamo dedicato la settima edizione del Brescia Photo Festival ai testimoni che sono stati e sono i protagonisti della fotografia italiana dalla seconda metà del novecento fino ad oggi, testimoni di un modo di fare fotografia che non esiste più.

Tra gli autori presentati ci sono fotografi creativi come Franco Fontana e Maurizio Galimberti; Francesco Cito per il reportage, Carlo Orsi per la moda e il ritratto, fotografe come Chiara Samugheo interprete di un periodo ben definito della fotografia di ritratto.

Le sedi espositive principali saranno il Museo di Santa Giulia e Ma.Co.F, ma avremo anche altre dislocazioni come il Comune di Marone dove sarà allestita la mostra diffusa all’esterno dal titolo Percorsi della fotografia sul lago, dedicata al loro grande concittadino Lorenzo Antonio Pedrali, testimone della fotografia dai primi del novecento fino agli anni cinquanta; l’Istituto dell’Archivio Storico Negri che ospita l’antologica del fotografo Gianni Pezzani dal titolo Inclassificabile; Il Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera con la mostra collettiva Il Vittoriale delle Italiane.

Si affiancheranno un ciclo di incontri che si terranno da marzo a giugno a Brescia, presso il Museo di Santa Giulia, il Ma.Co.f e a Gardone, presso Il Vittoriale degli Italiani.

Fra gli autori scelti spiccano i nomi di donne fotografe sulle cui opere vorremmo soffermarci, in particolare sulla fotografia innovativa di Chiara Samugheo legata al mondo delle celebrità, quale racconto ci può trasmettere sul lavoro e sulla vita di questa artista?

Chiara Samugheo è un’interprete molto significativa di quella che è stata la fotografia negli anni sessanta. Il suo lavoro è duplice: si è occupata di reportage sociale, ma si è affermata soprattutto per il suo approccio innovativo al reportage cinematografico. A lei abbiamo dedicato la mostra personale Dentro il cinema.

Sophia Loren
Chiara Samugheo, Sophia Loren, anni ‘60, Courtesy Archivio Mauro Raffini.

Chiara Samugheo è stata la prima donna italiana a cui la Magnum ha offerto di entrare nella propria agenzia, invito che lei ha rifiutato perché non voleva avere vincoli. E’ stata un’autrice di fama internazionale, ha collaborato con le principali riviste di cinema, moda e costume, tra cui Cinema Nuovo, Epoca, Stern, Vogue, Paris Match, Life e Vanity Fair.

Con la fotografia di ritratto ha avuto un approccio molto moderno, una complicità con il personaggio che si traduceva nella realizzazione di un’immagine non “in posa”, ma spontanea, grazie al rapporto e all’empatia che riusciva ad instaurare con il mondo delle celebrità.

L’esposizione al Mo.Ca predilige il ritratto femminile: sono scatti realizzati nel medio formato 6×6 cm a colori e, per rispettare le sue scelte, tutte le fotografie saranno esposte nel formato quadrato, perché è difficile fare una scelta diversa quando un autore non c’è più.

Anche se probabilmente Chiara Samugheo non era vincolata al “non taglio” dell’immagine, poiché buona parte del suo lavoro era finalizzato alla 12 pubblicazione su riviste e i Photo Editor normalmente adeguavano il formato delle fotografie alle esigenze editoriali.

Altre donne fotografe saranno presenti nella sede della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera, che ospiterà la collettiva “Il Vittoriale delle italiane” a cura di Renato Corsini.
Quali sono le autrici scelte e qual è la proposta fotografica della mostra?

Dieci fotografe italiane tra le quali Maria Vittoria Backhaus, Silvia Camporesi, Antonella Monzoni, Caterina Matricardi, Giusy Calia partecipano alla mostra Il Vittoriale delle Italiane.

Si tratta di un work in progress specifico in cui le autrici rappresentano gli spazi interni ed esterni del Vittoriale, la storica residenza di Gabriele D’Annunzio, da cui il titolo evocativo della mostra.

Dieci fotografe che interpretano lo stesso ambito hanno modo di far conoscere il proprio approccio visivo sullo stesso argomento come comune denominatore.

Nella sua attività di direttore artistico di un Centro della Fotografia, ha realizzato numerose mostre di donne fotografe? Ritiene che esse abbiano un approccio diverso alla fotografia rispetto all’uomo a prescindere dal fatto che ogni autore propone la propria unicità?

La fotografia femminile oggi esiste e ha una sua chiara identità. Fino ad alcuni anni fa era quasi inesistente, erano eccezioni fotografe come Lisetta Carmi, Paola Agosti, Carla Cerati o Letizia Battaglia e Chiara Samugheo.

Le donne erano il 3-4% rispetto agli uomini e lavoravano in maniera molto simile ai colleghi uomini, ne è dimostrazione la fotoreporter Letizia Battaglia le cui immagini pubblicate sulle testate giornalistiche non si riconoscevano da quelle scattate dal suo compagno Franco Zecchin perché fotografavano in maniera simile gli stessi momenti.

Negli ultimi 20/30 anni la fotografia al femminile si è sviluppata molto, lo provano anche le scuole e le accademie che rilevano una presenza di donne del 70%.

 Inoltre le stesse hanno maturato una loro tematica che si esprime in una visione più intima, maggiormente legata a situazioni personali e di introspezione, le fotografe contemporanee si sono omologate in una ricerca e in una espressione comune del loro lavoro.

Quale messaggio vorrebbe trasmettere alle donne che sono alla ricerca del proprio talento o desiderose di poter affermare il loro talento?

Non mi piace dare consigli diversi alle donne fotografe rispetto a quelli che darei agli uomini fotografi. Ad entrambi suggerisco di scegliere un lavoro che li diverta, perché quando ci sono la curiosità e l’entusiasmo, qualsiasi diversità e ostacolo si superano e il risultato finale è sempre più apprezzabile rispetto all’imposizione di dover fare certe cose.

Intervista a cura di Manuela Metelli e Mina Tomella