L’IMMAGINE CHE ABBIAMO CONTRIBUISCE A DEFINIRE CHI SIAMO IN AMBITO COMUNICATIVO.
Nella lettura degli elementi che oggettivamente definiscono la nostra esteriorità manca all’appello il viso, con le sue linee, i suoi caratteri peculiari, la sua forma, il profilo, le proporzioni e la sua relazione con il resto del corpo, la texture degli elementi che lo compongono, la valutazione di eventuali asimmetrie, la grandezza dei lineamenti e tanto altro.
Stiamo parlando di tutto quello che si studia con la consulenza di Facial shape.
francesca ferla colori

Il viso riveste un ruolo centrale nell’immagine perché è rivelatore di gran parte dell’espressività della persona e può costituire uno dei canali privilegiati di accesso all’interiorità di ciascuno.

Studiare le caratteristiche del viso è una parte imprescindibile nello studio dell’immagine.

Tutto ciò che lo riguarda (il make-up, il taglio, la piega, l’acconciatura dei capelli, gli occhiali – da vista, da sole -, gli accessori, i gioielli o bijoux con cui eventualmente lo impreziosiamo) influisce in modo diretto sulla percezione che gli altri hanno di noi.

Spesso, spessissimo ho sentito dire che “L’abito non fa il monaco”

Data la professione che svolgo e conoscendo il potere comunicativo dell’immagine, in grado di orientare il pensiero e di stimolare una reazione piuttosto che un’altra, mi sento di smentire con forza questa massima, affermando addirittura il contrario: l’abito FA il monaco.

Alla definizione di questo concorre anche come incorniciamo e valorizziamo il viso.

Facciamo qualche esempio per capire meglio e ragioniamoci su.

Pensa a cosa comunica un taglio di capelli netto e dai contorni ben definiti, come può essere un caschetto con frangia.

Le definizioni che mi vengono in mente per prime sono: decisone, forza di carattere, schiettezza, sicurezza di sé, ma anche stile francese, essenza un po’ naif, modo di fare e di essere sbarazzino, femminilità ingenua.

L’interpretazione corretta dipenderà dalla valutazione complessiva della persona, che comprenderà altri elementi; alcuni di cui potremo venire a conoscenza solo parlandole, entrando in contatto con lei e altri (come, per esempio, gli altri tratti del suo viso, più dolci e minuti o più decisi e definiti, ecc.) che noteremo osservandola.

Sta di fatto che l’insieme di questi elementi parlerà per lei ancor prima che apra bocca e ci predisporrà in un certo modo nei suoi confronti.

Estremizziamo: pensa a un taglio caratterizzato da rasature e punte (qualcosa di un po’ punk). Le sue linee di taglienza ci rimandano ad un immaginario che certamente come prima cosa non evoca l’immagine della brava ragazza, dolce e affabile. Al contrario ci trasmette un’idea di durezza, di inflessibilità, ci incute addirittura timore; insomma, non ci invoglia ad avvicinarci.

Magari la persona in questione è effettivamente la più buona e affabile del mondo, ma nella nostra testa il primo impatto con questa immagine ci ancora ad un’idea non del tutto lusinghiera o comunque non del tutto rassicurante; ci fa stare un po’ all’erta.

E qui sicuramente interviene un’obiezione, quella che è sbagliato farsi idee preconcette. Precediamo questa sacrosanta obiezione senza discutere il principio in base al quale essa dovrebbe avere una validità universale, ma consideriamo, tuttavia, che non possiamo controllare del tutto quello che un’immagine è in grado di evocare in modo immediato.

Il ragionamento, il criterio razionale del giusto o sbagliato arrivano dopo.

L’immagine ha un tale potere evocativo e comunicativo da suscitare una reazione istintiva.

L’immagine parla direttamente al nostro modo di sentire con un filo diretto, senza mediazione, appunto, e di conseguenza suscita una sensazione.

In un secondo momento il ragionamento, la razionalità, i principi arrivano a mediare, a correggere la sensazione istintiva, ma quella noi comunque già l’abbiamo percepita, si è fatta sentire.

Facciamo un passo indietro.

Per valutare una situazione e capire se fidarsi la specie umana ha imparato, fin dalla notte dei tempi, a sviluppare una sorta di diffidenza, di pregiudizio come meccanismo di autoprotezione.

Capita così che questi scattino in modo istintivo nel momento in cui entriamo in contatto con gli altri, con quello che non conosciamo.

E allora perché non cercare di disinnescare questo meccanismo di innata diffidenza, offrendo in modo chiaro al nostro interlocutore gli elementi che servono a indirizzare come desideriamo l’idea che vorremmo si facesse di noi?

In altre parole, scegliamo con cura cosa vogliamo comunicare e abbigliamoci e agghindiamoci di conseguenza.

Questo nel rispetto delle nostre caratteristiche, della nostra essenza, dei nostri valori di riferimento (o di quelli che rappresentiamo, per esempio quelli aziendali).

Conta molto anche come ci poniamo – leggi portamento, tono di voce, parole- che usiamo.

Se, citando questi aspetti, so di non dirti qualcosa di nuovo, parlando della cura della tua immagine personale so invece di aprire la strada a un aspetto ancora poco considerato nel nostro Paese.

Quindi, ti esorto: diventa padrona di te stessa anche attraverso la tua immagine.
Farai un enorme passo avanti in termini comunicativi!

Ecco perché insisto nel farti considerare che, qualsiasi cosa riguardate il tuo aspetto tu scelga per te (in relazione alla consapevolezza di caratteristiche oggettive che hai e che non puoi cambiare) meriterebbe di essere proprio scelto, ragionato, pensato in base a quello che desideri trasmette, evocare, suscitare.

Lasciare tutto al caso, non scegliere è comunque una scelta che produrrà degli effetti.
Con questo non intendo suggerirti che tu debba per forza operare delle scelte riguardo al tuo aspetto che richiedano tempi e abilità particolari per la ‘manutenzione’.

In questo senso esiste una personale predisposizione (chi ama prendersi cura di sé in modo puntuale e chi invece preferisce privilegiare praticità e naturalezza) che va assecondata, perché ha a che fare con la nostra essenza. Desidero solo farti presente che, se anche decidi di non curare questi aspetti, comunichi qualcosa. Vorrei solo che ne avessi consapevolezza.

Credo sia importante perché ha a che fare con il nostro impatto sulla realtà che ci circonda, sulle persone con cui interagiamo, sulle situazioni che viviamo.
Ora forse condividerai con me che, sul piano comunicativo, l’abito FA il monaco!

Regalati la possibilità di stare su di te.

Francesca Ferla