donna che cammina e prende appunti
Secondo una recente indagine contenuta nel Rapporto Donne Manageritalia 2020, le donne che si trovano in una posizione dirigenziale sono il 18,3% del totale.

Dal 2009 al 2019 questo valore è aumentato del 49% e nel contempo c’e stato un calo del 10% degli uomini.

Nelle posizioni di quadro le donne sono invece il 30%, fino a diventare il 37% per gli under 35.

Questi numeri, nonostante le crisi che negli anni passati si sono susseguite, raccontano di come noi donne stiamo entrando sempre di più nei ruoli decisionali.

Da sempre per una donna non è facile fare carriera, sviluppare la professione e il business in un ambito che solo da pochi decenni è diventato accessibile anche a tutte noi.

Del resto l’educazione dei figli e la gestione domestica stanno anch’esse diventando ambiti accessibili anche agli uomini.

Diciamo che “la parità di genere” ci offre l’opportunità di esprimere le nostre qualità superando gli stereotipi che hanno segnato la nostra storia.

C’è ancora molta strada da fare, soprattutto nel nostro paese, affinché le donne abbiano realmente le stesse opportunità di carriera, professione e successo nel lavoro.

Perché tante donne, pur impegnandosi moltissimo, pur sacrificandosi per la riuscita “costi quel che costi”, spesso vivono la frustrazione di non riuscire?

Oppure non si sentono abbastanza rispetto al bisogno riscontrato?

Una prima considerazione che voglio condividere è che spesso noi donne, soprattutto nelle funzioni manageriali o dirigenziali, pensiamo che agendo come gli uomini possiamo ottenere il loro rispetto e i medesimi risultati.

Questo ci porta a non utilizzare le “nostre qualità” ma a fare come se fossimo qualcuno altro, oppure a assumere atteggiamenti/comportamenti che pensiamo possano portarci il rispetto degli altri.

Ho lavorato tanti anni sia con uomini, sia con donne, imprenditori, imprenditrici, manager e professionisti/e e penso che ogni persona è un mondo, nel senso che la personalità, la storia, l’ambiente e la cultura sono i fattori che maggiormente ci possono condizionare.

Quindi, le donne, che sono alle loro prime armi con un ambiente da anni prettamente maschile, possono avvertire quel senso di inadeguatezza, confusione, perplessità o disagio nel momento in cui partecipano allo sviluppo del lavoro in team, alle decisioni e alla ricerca di nuove soluzioni per una diversità di approccio, di punti di vista, di intuizione, di comunicazione, etc.

Del resto anche un uomo che dovesse entrare in un’attività dove da anni ci sono donne che lavorano insieme, avvertirebbe i medesimi segnali e le stesse difficoltà.

La seconda considerazione che voglio condividere è che, tendenzialmente, noi donne, ci facciamo carico di ogni cosa, probabilmente per la nostra attitudine a vedere contemporaneamente più aspetti, ambiti e impegni e li vogliamo portare avanti senza lasciare indietro o perdere nulla.

A differenza della maggior parte degli uomini che, tendenzialmente, prendono un impegno per volta, e che, fino a quando non è portato a termine, non si occupano di altro o, quando l’impegno è eccessivo, decidono di concentrarsi su ciò che è possibile portare avanti.

Accade quindi che noi donne ci assumiamo impegni gravosi e magari sproporzionati, e, non potendoli portare a termine contemporaneamente, avvertiamo un senso di inadeguatezza, di fallimento, etc..

Possiamo dire che sono le scelte che facciamo che ci possono aiutare ad esprimere le nostre qualità.

Rispondiamo insieme a queste domande:

“Se potessi sentirti libera di esprimere le tue migliori qualità, come vorresti impiegarle per la tua carriera, professione o attività?”

“E cosa decideresti di fare per migliorare la tua situazione lavorativa?”

Prenderci il tempo per rispondere ci può aiutare a individuare i nostri condizionamenti: personali, familiari, sociali e così accorgerci di quando e come possono diventare per noi limitanti.

Prenderci il tempo per rispondere ci può aiutare a individuare i nostri condizionamenti: personali, familiari, sociali e così accorgerci di quando e come possono diventare per noi limitanti.

Quando ci sentiamo più libere nelle scelte scopriamo anche quella parte di noi che ha tanta voglia di esprimersi, quel potenziale di competenze, attitudini e intenti che possono migliorare la qualità della nostra vita.

La terza considerazione è che noi donne siamo manager “per istinto”. Da sempre siamo generatrici di vita, accudiamo i figli, nostri e di altri, ci prendiamo cura degli altri, della famiglia, dei bisogni che avvertiamo intorno a noi.

Siamo allenate ad occuparci anche di chi ci sta intorno, dell’ambiente e delle relazioni sociali.

Possiamo dire “Donna è Manager” perché chiediamo a noi stesse prima che agli altri e perché lo mettiamo a disposizione.

Nella storia le donne hanno saputo aiutarsi, sostenersi.

Ancora oggi in molti villaggi di molte culture e paesi, la sorellanza permette il sostentamento dell’intera comunità proprio grazie all’aiuto tra le donne.

Qualche hanno fa, in un viaggio in Turchia, mi sono ritrovata in un’albergo dove si stavano svolgendo i festeggiamenti del matrimonio di una giovane coppia.

Durante la prima parte della serata in due gruppi distinti le donne ballavano intorno alla sposa mentre gli uomini lo facevano intorno allo sposo.

Una volta accettato l’invito al ballo di gruppo mi sono ritrovata in mezzo a quelle donne, dai movimenti eleganti e avvolgenti, con i sorrisi e gli occhi pieni di gioia per la sposa.

Solo dopo diverso tempo i gruppi di ballo si sono avvicinati e si sono aperti per fare incontrare gli sposi. A quel punto entrambi, inebriati dalla felicità alimentata nel rispettivo gruppo hanno condiviso la gioia attraverso una danza in completa armonia.

Il ricordo di quell’episodio mi ha suggerito questa riflessione:

“Solo quando siamo forti nella nostra essenza possiamo confrontarci e completarci con gli altri”.

Quindi, tornando ad oggi, penso che non ci resti che essere consapevoli delle nostre qualità, imparare a confrontarci e completarci con gli altri senza perderci o schiacciare i nostri valori.

A questo punto la parte manageriale che è in ogni donna ha solo bisogno di essere compresa prima da noi stesse e di conseguenza dagli altri.

Per qualsiasi informazione o approfondimento scrivi a info@professionepassione.it.

Donatella Metelli