Donna con il dilemma devo o voglio
Il conflitto tra ciò che si sente di dover fare e ciò che si vorrebbe realmente fare è una sfida comune, ma che spesso assume contorni particolari per le donne. Ruoli sociali tradizionali, aspettative culturali e responsabilità familiari portano molte donne a vivere in una costante tensione tra il “dovere” verso gli altri e il “volere” legato ai propri desideri e aspirazioni.
Per secoli, le donne sono state educate a mettere al primo posto il benessere degli altri – famiglia, partner, figli, comunità – relegando spesso i propri desideri in secondo piano.

Questo ruolo, radicato nella cultura e nella società, ha generato un senso di “dovere” che molte donne sentono come ineludibile.

Secondo lo psicanalista Carl Gustav Jung, questa dinamica può essere legata al principio del “dovere archetipico”, che spinge molte donne a sacrificare il proprio sviluppo personale per rispondere alle aspettative altrui. Lo psicologo Abraham Maslow, con la sua “piramide dei bisogni”, sottolinea che l’autorealizzazione è spesso relegata in fondo alle priorità quando i bisogni di base (di altri) monopolizzano il tempo e le energie.

Ci sono ragioni sociali che hanno alimentato questo concetto del dovere per le donne:
1. Ruoli tradizionali: Nelle famiglie, le donne sono spesso viste come le principali responsabili della cura e del sostegno emotivo.
2. Aspettative sociali: La società celebra le donne che si sacrificano per il bene comune, etichettandole come forti, generose e indispensabili.
3. Colpa e giudizio: Quando scelgono di perseguire i propri desideri, molte donne si sentono in colpa o temono di essere giudicate come egoiste.

Sappiamo anche che come esseri umani l’atto di fare ciò che si vuole non è solo un diritto, ma una necessità per il benessere mentale ed emotivo. Riconoscere i propri desideri e agire su di essi permette di:
• Coltivare la propria identità.
• Raggiungere un equilibrio tra vita personale e responsabilità.
• Sentirsi realizzate e soddisfatte.

Come scriveva Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé, “Una donna deve avere soldi e una stanza tutta per sé se vuole scrivere romanzi.” Questa frase sottolinea la necessità di uno spazio – fisico e mentale – per esprimere sé stesse, lontano dalle pressioni del dovere.

Quindi non c’è solo il bianco e il nero, ma diverse sfumature nelle nostre scelte e di conseguenza nelle nostre azioni.

Ci possono essere due approcci utili a uscire dalla dicotomia “dovere-volere”, il primo riguarda il prendere coscienza che le nostre scelte potrebbero essere guidate dal nostro bisogno di non aver vergogna di ciò che facciamo e manifestiamo.

Secondo Brenè Brown, in un suo famoso speech in Tedex “Il potere della vulnerabilità, la vergogna non è altro che la paura di sentirsi disconnessi agli altri, ossia il timore che se le persone sapessero quella cosa di cui ci vergogniamo si allontanerebbero da noi, oppure non ci meriteremmo più l’amore, l’appartenenza, la vicinanza e l’affetto.

Questo può portare a dirci: “se non sono in un certo modo non merito l’amore, la stima degli altri, e può quindi portarci a compiere scelte principalmente per dovere.

Nelle sue ricerche Brenè Brown ha potuto rilevare che le persona che non avvertono vergogna, non sono persone “perfette” rispetto agli altri o alle aspettative altrui, ma persone che sentono di meritarsi l’affetto e la stima degli altri e quindi con il coraggio di sentirsi imperfette.

Con questo tipo di approccio l’amare ed il prendersi cura della propria imperfezione consente di poterlo fare anche verso gli altri.

Secondo un approccio più pragmatico possiamo individuare alcune esercizi utili a gestire meglio ciò che ci condiziona “per dovere” attraverso questi esercizi:
1. Definire le Priorità: Chiedersi cosa è realmente importante. Questo include il diritto di dire “no” quando un dovere percepito è in contrasto con un desiderio importante.
2. Autonomia e Indipendenza: Creare uno spazio nella propria vita in cui poter agire secondo i propri voleri senza sentirsi in colpa.

3. Modelli di Ruolo Positivi: Cercare ispirazione in figure femminili che hanno trovato un equilibrio tra dovere e volere. Ecco alcuni esempi di donne che hanno fatto scelte uscendo dagli schemi e stereotipi del loro tempo:  Valentina Tereshkova, la prima donna al mondo ad andare nello spazio; Jane Goodall, etologa, considerata l’unico essere umano mai accettato da una comunità di scimpanzé selvatici; Rita Levi Montalcini, che ha saputo proseguire il suo lavoro nonostante le persecuzioni razziali; le sue scoperte hanno aperto la strada a nuove cure per molte malattie. E ancora, Margaret Mead, tra le prime donne a fare ricerca antropologica sul campo; ha dimostrato che l’ambiente e la cultura in cui viviamo influenzano le nostre vite. Katherine Johnson, matematica che ha dato un contributo fondamentale alla ricerca spaziale statunitense; è l’emblema di come il colore della pelle non abbia niente a che vedere con la preparazione scientifica.

4. Supporto e Comunità: Circondarsi di persone che capiscono e rispettano la necessità di bilanciare queste due dimensioni.

Se ci riflettiamo, il conflitto tra ciò che si deve fare e ciò che si vuole fare viene spesso percepito come una scelta binaria: bianco o nero, dovere o volere. In realtà, la vita è ricca di sfumature di grigio, spazi in cui questi due mondi possono coesistere e persino arricchirsi a vicenda.

Per molte donne, imparare a navigare queste sfumature significa non solo riconoscere le proprie responsabilità, ma anche trovare il coraggio di perseguire i propri desideri senza sensi di colpa.
Il dualismo rigido tra dovere e volere può portare a frustrazione, stress e insoddisfazione. Da un lato, cedere sempre al dovere rischia di soffocare i propri desideri e la propria identità; dall’altro, inseguire esclusivamente ciò che si vuole può generare sensi di colpa o trascurare le relazioni e le responsabilità.

Per mantenere la bussola nella ricerca delle nostre sfumature da dovere e volere un esercizio utile è non dimenticarsi il proprio sogno nel cassetto con un semplice esercizio cliccando sull’immagine qui sotto.

Donatella Metelli