Voglio raccontare
un fatto
che mi accadde
molti anni fa.

donna con fiore in mano davanti al viso

Andiamo indietro nel tempo, ero una ragazza poco più che ventenne. Frequentavo la scuola per infermiere in un grande ospedale piemontese.

Erano tempi diversi, appena eri ammessa alla scuola, ti trovavi immersa nella vita di ospedale, un padiglione di questo era adibito a scuola per infermieri: al piano terra aule di scuola, al secondo piano refettorio e zone comuni, al terzo piano le camere per noi allieve.
Fin dai primi giorni, il tempo era scandito tra pratica nei reparti di degenza, ore di scuola e studio personale.
A tutte le novelline arrivava in fretta la prima iniziazione che era fare la prima iniezione. In classe ci veniva raccomandato di non farle prima dei 3 mesi di teoria, ma la vita delle allieve era un pò come quella dei ragazzi in servizio militare.
Dopo pochi giorni un’allieva più vecchia ti diceva: “Vieni, devi fare così e così… e soprattutto dimostra sicurezza”.
Se la si faceva bene e il paziente diceva che non l’aveva quasi sentita, allora gli si diceva che quella era stata la prima iniezione.

Erano tempi diversi e molto in fretta ci veniva chiesta molta responsabilità.
Così, dopo un anno di scuola, superato

da poco l’esame del primo anno, un bel giorno mi ritrovo a fare il turno di notte nel reparto di medicina con 50 pazienti e come aiuto una ausiliaria.

Tra le cose che ci insegnavano a scuola, una era che l’infermiera professionale poteva somministrare ai pazienti (SMO), senza ordine medico, leggeri antidolorifici per mal di testa, goccine per dormire e piccole cosette per mali passeggeri.
C’era una categoria di pazienti a cui era assolutamente proibito dare anche la più innocua compressina se non per ordine medico: i cardiopatici.
Una bella sera la collega che mi passò le consegne mi disse: “Al letto 22 è arrivata una paziente cardiopatica, tienila d’occhio”.
Cominciai il mio turno e feci, come di consueto, il giro dei pazienti.
Arrivai al letto 22, la signora sveglissima mi disse:
“Non riesco a dormire.” Io chiesi:
“Non ha chiesto qualcosa ai medici?” “No!” mi rispose: “Non ci ho pensato.”
Ah… dimenticavo di dirvi che era vietato disturbare il medico di guardia se non per problemi importanti!
Cosa può fare una ragazzina che si trova delle responsabilità più grandi di lei e con poca esperienza?

donna in meditazione di fronte al sole

La prima notte non mi azzardai e la signora passò la notte insonne.
Al mattino, al cambio turno, comunicai la cosa, però alla sera, nuovamente trovai la paziente insonne.
La signora non aveva chiesto e nessuno aveva ordinato niente per la sua insonnia.
Nuovamente mi chiese e pregò per avere qualche goccia per dormire.
A quel punto, fingendo sicurezza, presi una fiala di soluzione fisiologica, andai al suo comodino, ruppi la fiala e contai 10 gocce nel suo bicchiere, aggiunsi un po’ d’acqua e glielo porsi dicendo “Signora, queste gocce l’aiuteranno a riposare”.
Poco dopo la signora dormiva tranquillamente.
Per le dieci sere che rimase ricoverata la soluzione fisiologica funzionò a meraviglia.
Una sera volli provare, non le diedi subito le gocce, dicendole che avrebbe dovuto chiedere al medico; ma a tarda notte, con gli occhi sbarrati, mi chiese nuovamente le gocce, quelle gocce che le notti precedenti l’avevano fatta riposare così bene, senza stordimento o mal di testa.
A quel punto ripetei il rito delle 10 gocce nel bicchiere e dopo un quarto d’ora la signora dormiva serenamente.

Il giorno delle sue dimissioni lei mi chiese per favore il nome di quelle gocce speciali. Per un attimo implorai un santo a cui votarmi…
Poi le dissi una penosa bugia, le raccontai che era un farmaco interno della farmacia dell’ospedale e che fuori non si trovava.
Come potevo dirle che le avevo dato acqua salata?
Un lungo preambolo per raccontarvi un fatto lampante di effetto placebo.
Ma è proprio su questo che voglio fare la riflessione.
Quando si parla di effetto placebo, sempre vengono a galla sorrisetti, come a dire che la persona, che ne subisce gli effetti, denoti una fragilità mentale. Ma riflettiamoci bene: è fragilità mentale?
Oppure é forza mentale?
L’effetto placebo, dimostra con i fatti, la forza della mente, la forza dei pensieri.
Quando si è convinti di una cosa così è e così avviene.
La signora era convinta che quelle gocce fossero un sonnifero speciale, senza effetti collaterali, perciò si era ben guardata dal chiedere durante il giorno ai medici qualcosa di diverso.

Se noi prendessimo coscienza dei nostri pensieri,
se facessimo attenzione
a custodire i nostri pensieri
quante cose diverse imposteremmo
nella nostra vita.

Ci sono tanti aforismi che riguardano i pensieri ma non ci facciamo caso: “Il pensiero crea” oppure “La fortuna aiuta gli audaci”.

Mio padre mi diceva, fin da quando ero bambina: “Il cuore leggero, Dio lo aiuta”.
Vale a dire che se sei ottimista le cose vanno meglio.
Sempre mio padre mi diceva: “Quando hai una preoccupazione, non farti guidare da essa.
È come avere un piccolo taglio ad un dito e metterlo tutto il giorno davanti agli occhi.
Diventerà un male enorme, insopportabile e occuperà tutti i tuoi pensieri.
Se sul taglietto metti un cerotto e distogli l’attenzione da esso, sì lo sentirai, ma questo non ti impedirà di vivere molte altre cose”.
Le preoccupazioni, come per il taglietto, non occuperanno tutti i tuoi pensieri e non ti impediranno di vivere, se eviti di focalizzare i pensieri sopra il problema.
Il biologo Bruce Lipton, nel suo libro “La biologia delle credenze” spiega in modo dettagliato come il pensiero può addirittura condizionare il DNA e le cellule in generale.
Abbiamo la responsabilità della piega che può prendere la nostra vita, condizionata dal nostro modo di pensare.

Se ci accorgiamo che troppe cose, girano storte attorno a noi e attraverso di noi, una cosa importante è soffermarsi, constatare ciò che ci passa per la mente e ripulire, ripulire, ripulire il nostro modo di pensare.

Quando si è sommersi da modi di pensare negativi non è una cosa facile ripulire i pensieri, ma è un allenamento necessario, se vogliamo costruire un futuro migliore.

Educare i nostri pensieri ad una visione positiva è una responsabilità di vitale importanza per ognuno di noi.
Pensa bene, delle persone, delle cose, degli avvenimenti e la vita ti sorriderà.
Perché ogni persona che incontri, ogni cosa che ti attornia, ogni avvenimento che ti accade, sono parte della tua crescita personale.
Quando incontri un gradino più arduo, puoi scegliere: abbatterti e sentirti vittima, oppure fermarti, vedere, nella calma del tuo cuore, cosa può insegnarti superare quel gradino difficile.

Se fai questo, con fiducia, con serenità, con coraggio, una nuova luce si accederà dentro di te.
Pensa bene, pensa il bene e la luce accompagnerà sempre il tuo cammino.

La Rubrica di Mavi

mani giunte in preghiera