fiore silenzioso fiore bianco

C’era una volta un fiore silenzioso, stava nel giardino in mezzo a tanti fiori.
La maggior parte di loro chiacchierava e faceva chiasso…

Il rumore che facevano aveva onde sonore diverse da quella degli uomini, perciò questi non potevano sentirli. Ma nel nostro giardino c’era un vero e proprio brulichio di voci. Il fiore silenzioso osservava la vita scorrere… Era un giardino ma poteva essere paragonato ad un piccolo paese di uomini. All’alba, tutti si rivolgevano al sole inchinandosi, ma per la maggior parte di loro era un’abitudine che si ripeteva. Per molti era un lasciarsi vivere. Un po’ come fanno gli uomini, chi brontolava per il vento, per alcuni troppo forte, per altri troppo debole. Altrettanto con l’acqua, chi la riteneva abbondante e chi pensava che era scarsa. Stessa cosa per il sole… Ma in quel cicaleccio il nostro fiore si sentiva a disagio come se in tutto quel susseguirsi di parole non ci fosse altro che una grande distrazione.
Ma cosa gli mancava? Non riusciva a capire. In fondo al giardino c’era un vecchio ulivo, stava là da tanto tempo, da infiniti cicli vitali.
Nel giardino quasi tutti lo ignoravano, forse era solo un vecchio annoiato; lui non partecipava al gran chiasso.
Il nostro fiore lo guardò, il pensiero volò verso questa pianta grande, enorme.
All’improvviso, in mezzo al grande brusio sentì qualcosa di particolare, un suono calmo, pacato

gli stava dicendo qualcosa ma non era facile capirlo, non era abituato ad ascoltare oltre il trambusto giornaliero.

Doveva staccare i suoi pensieri da tutto ciò che lo circondava, da quel marasma in cui era immerso, da quella distrazione generalizzata, per capire il messaggio che gli stava arrivando.

Con calma finalmente capì, quel suono gli arrivava dall’ulivo che stava comunicando con lui: “Ascolta piccolo fiore, ascolta.” Chiese: “A chi lo stai dicendo grande albero?” “A te, proprio a te, perché ho sentito il tuo bisogno.”
Il fiore rimase stupito: “Di che cosa avrei bisogno grande albero?”
L’ulivo riprese: “Ogni essere vivente ha bisogno di vivere con intensità, ascolta te stesso e ascolta fuori di te, ascolta la vita che è in te e che ti circonda, impara a farlo”. Ma rispose il fiore: “Grande albero cosa devo ascoltare? La mia vita sarà breve ed invece tu sei lì da tanto tempo, cosa dovrei imparare?” La calma dell’ulivo sembrava penetrasse den- tro di lui e la grande pianta continuò: “Piccolo fiore, non importa quanto tempo dura la nostra vita, quello che ha importanza è che nel tempo che siamo in vita, lo siamo da “vivi.”

ascolta e vivi con ulivo gigante

Il fiore si stava chiedendo cosa volesse dire “stare in vita da vivi” quando gli giunse ancora una raccomandazione: “non porti mille domande ma ascolta e vivi.” Poi l’ulivo tacque come se avesse parlato troppo.

Al nostro fiore sembrava tutto terribilmente complicato e la tentazione era di lasciarsi coinvolgere nei discorsi dei colori, più o meno riusciti, di un’aiuola piuttosto che di un’altra. Ma diede uno sguardo ancora all’ulivo; qualcosa in quella pianta lo faceva sentire bene.
Si tranquillizzò e si mise in pace… nella calma cominciò a sentire!

Cominciò a sentire la vita che scorreva nel suo stelo, nelle sue foglie, nelle sue radici; ascoltò più profondamente e si accorse che questa vita scorreva in tutto il mondo circostante.

Questo scorrere veniva e andava fluente; le api venivano, prendevano il nettare che stava dentro di lui ma gli lasciavano ciò che serviva a rinnovare la sua vita, e scoprì che era bellissimo sentire, sentire la vita.
Esternamente non cambiava niente ma il nostro fiore sentiva una felicità profonda dentro di se.
Piano piano capì cosa voleva dirgli l’ulivo con

“vivere la vita da vivo”. Ascoltò la notte arrivare col suo manto protettivo e si aprì al nuovo giorno con gioia. Quando si inchinò verso il sole lo fece con la coscienza di chi sente ogni cellula vibrare di forza vitale.

Innalzò una lode al sole per ringraziarlo ed in quel momento sentì un armonia salire verso il cielo… era il canto dell’ulivo. Si guardò attorno ma si accorse che pochi tra gli abitanti del giardino erano sulla lunghezza d’onda per sentire

quel canto. La gioia del sentire lo rendeva più bello e rigoglioso; cominciò a sentire non solo la vita scorrere ma le emozioni dei fiori che stavano attorno a lui e di tutti gli esseri che vivevano in quel piccolo mondo.

Un giorno, all’improvviso, tutto il giardino ammutolì ed egli sentì la paura avvolgere ogni fiore.
Era arrivata una donna con in mano un paio di forbici e stava guardando verso i fiori.

Tutti sapevano che avrebbe interrotto bruscamente la vita a qualcuno di loro. A chi sarebbe toccato?

Cominciò a sentire la vita
che scorreva nel suo stelo,
nelle sue foglie, nelle sue radici; ascoltò più profondamente
e si accorse che questa vita scorreva in tutto il mondo circostante.

il fiore non sentiva paura nelle mani di una donna

Ma il nostro fiore non aveva paura, non sentiva la paura.
Sentiva nella donna un immenso amore unito ad un velo di tristezza.

Si sentiva attratto da quella donna, qualcosa in lei gli ricordava la forza e la pace dell’ulivo nonostante le forbici che teneva in mano, nonostante fosse lì per togliere la vita a qualcuno di loro. Il nostro fiore silenzioso cercò di mettersi in sintonia con l’AMORE che quella donna stava emanando e a sua volta mandò verso di lei la stessa onda d’amore.

Sapeva che gli sarebbe costata la vita, ma questo per lui non era importante. La donna si fermò a pochi passi, osservò il giardino ma fu attratta da un fiore in particolare: era splendido…
I suoi colori sembravano più vivi e più luminosi del solito, sembrava che quel fiore la chiamasse. Si avvicinò con delicatezza, lo accarezzò, e al fiore arrivò il pensiero della donna: “Scusami piccolo fiore se ti raccolgo ma sono certa che tu farai felice la mia bambina”.
Non aveva paura, anzi era felice di poter dare gioia a qualcuno.
Un taglio netto e lui sentì interrompersi la forza vitale che lo nutriva.

La donna lo raccolse con amore e lo portò con sé in casa, si avvicinò al letto della sua bambina e disse: “Piccola mia, guarda che bel fiore ho trovato per te.” La piccola aprì gli occhi, sorrise e disse alla mamma: “Me lo fai tenere, è bellissimo”.

La mamma glielo mise tra le mani, si chinò su di lei e l’abbracciò, la testa sul cuscino vicino alla sua, una mano ad abbracciarla, l’altra appoggiata sulle mani che stringevano il fiore. “Mamma…” disse la bambina: “Se DIO crea dei fiori così belli deve essere un Padre generoso.” E poi disse ancora: “Sai mamma, non voglio farti soffrire ma chissà quando io incontrerò questo Padre buono che fa cose tanto belle.”

La mamma continuò ad accarezzarle la mano, quasi ad allontanare quello che stava per rispondere:
“Bambina mia, non temere, tu incontrerai presto questo nostro Padre.” Lo disse con un filo di voce, ma accettare di dire questo le dava pace.
Non aveva mai voluto accettare la malattia di sua figlia, ma adesso le sembrava importante farlo e fare sì che sua figlia sentisse questo sentimento.

Il fiore silenzioso si sentiva parte di quell’amore profondo che univa madre e figlia e sentiva di far parte di quell’abbraccio. Poi percepì una gioia immensa avvolgere la bambina, un respiro profondo e la forza vitale si allontanò da lei. La mamma la strinse più forte e stette lì, abbracciata alla sua bambina che se n’era andata, mentre grosse lacrime le scendevano dal viso. Poi prese il fiore e lo posò sul cuore di sua figlia e lo lasciò fino a quando la portarono via.
Infine lo raccolse, aprì un quaderno e lo mise tra le righe di una poesia, una poesia che sua figlia le aveva dedicato tempo prima.

Quel fiore sarebbe rimasto per ricordarle il cuore di sua figlia, un cuore pieno d’amore.

Il nostro fiore sentiva che la vita dentro di lui si stava consumando ma non aveva paura; sentiva la gioia di aver partecipato a profondi momenti d’amore ed era felice. Prima che la vita svanisse del tutto da lui, si ricordò dell’ulivo, chissà se riusciva a fargli sentire il suo grazie, perché vivere la vita da VIVO era stato bellissimo: “GRAZIE ULIVO!”

La rubrica di Mavi