
Buongiorno, buon pomeriggio, buonasera per chi ci sta ascoltando, chi ci sta vedendo. Oggi abbiamo in Donna Leadership nel progetto Donna alla Potenza una donna, una ragazza veramente fantastica che conosco anche da tanti anni, Dott.ssa Silvia Cusmai, ben arrivata Silvia a questo momento.
Grazie Donatella
Dico solo due parole per introdurti, sapendo che poi tu potrai esprimere meglio quello che stai facendo.
Silvia veramente ha fatto un excursus professionale notevole perché da mamma è diventata professionista, ha fatto prima la mamma e poi la professionista, quindi questo è già una grande storia secondo me.
Poi da professionista è diventata anche una leader nel suo settore, in quello che sta portando avanti in questo progetto che non è solo associativo ma è ben di più e di cui adesso ci illustrerà qualcosa. A te Silvia.
Intanto se sono qui è anche grazie a te, quindi io lo dico sempre, perché la gratitudine è la cosa più importante, se posso permettermi di partire da qua, perché appunto ho fatto la pratica con te e sono diventata Consulente del Lavoro grazie a te. Quindi sono qui anche per questo e per me è un onore rispondere a questa tua richiesta di essere qui oggi perché ho fatto veramente tante cose da quando ci siamo conosciute, quindi dal 2000 ad oggi.
Il 2000 è l’anno in cui ho partorito il primo figlio e direi che è arrivato il momento per poter parlare con il cuore, come piace a me, di un progetto che è come se l’avessi sempre avuto dentro, lo sentissi, non riuscissi a esprimerlo perché comunque ero troppo indaffarata a fare le cose che bisogna fare per poter vivere in questa società. Non che adesso non svolga più la mia professione, anzi, sono riuscita comunque a ritagliare del tempo per poter dedicare la mia maggiore parte del tempo, sia libero che non libero a questo progetto che è dedicato ai giovani. Il progetto nasce all’incirca nel 2019 e da un’intuizione perché appunto mio figlio si era appena diplomato ed era tornato da me chiedendomi: “bene adesso cosa faccio visto che la scuola che ho scelto non è proprio in linea con la mia passione?”Lui è musicista, e aveva scelto, un po’ anche per consigli miei, di frequentare ragioneria, quindi era proprio esattamente una scuola non in linea con la sua vocazione. Anche se, devo dire, e gli ho anche detto, che la scelta di una scuola tecnica comunque avesse potuto in futuro aiutarlo visto che bisogna comunque rimanere coi piedi per terra anche se si è artisti e quindi una via di mezzo avrebbe potuto essere la scelta di un istituto tecnico.
In effetti in qualche modo l’ha anche aiutato poi per realizzare altri suoi obiettivi perché poi si è laureato e adesso è diventato anche web developer, quindi, oltre a fare musicista, che è quello che era il suo sogno, ha capito che bisogna avere un piano B ok. Quindi tutto nasce grazie a lui appunto perché era indeciso sul futuro e quindi ho detto io sono coach perché non aiutarlo attraverso il coaching e ho visto che ha funzionato molto bene. E sono partita dalla domanda “qual è il tuo sogno?” e quindi da lì poi siamo andati avanti a costruire con lui un piano d’azione. E quindi ho pensato che fosse giusto dedicare questa mia competenza, questo mio sentire, questa mia sensibilità ai giovani perché sto lavorando anche con aziende, con professionisti manager come business coach e diciamo che con i ragazzi è tutta un’altra storia. Perché i ragazzi in qualche modo hanno ancora molta confusione, non che noi adulti non ce l’abbiamo, anzi è arrivata anche a me a un certo punto nella mia vita, quindi capisco e diciamo che il mercato oggi è molto particolare rispetto a quando magari mi sono laureata io e le opzioni oggi sono innumerevoli e quindi bisogna che i ragazzi abbiano veramente ben chiari quali siano i propri talenti.
Quindi mi posso definire adesso attraverso questo progetto che poi è diventato un’associazione no profit e di cui adesso sono vicepresidente, posso dire che il coaching è sicuramente stato lo strumento principe per poter aiutare questi giovani e credo anche che essendo anche quest’anno l’associazione entrata nelle scuole di secondo grado, quindi le scuole superiori, che accanto a uno sportello di ascolto di una persona che è una psicologa, assolutamente importante secondo me, possa essere anche necessario introdurre questa figura un po’ più motivazionale, diciamo di scoperta del talento perché tanti ragazzi hanno bisogno di capire quale sia la propria vocazione e metterla a disposizione del mondo, come sappiamo esiste Ikigai eccetera, adesso mi fermo perché sto parlando troppo.
No va benissimo Silvia perché penso che per chi ci sta ascoltando o anche leggendo, perché sappi che poi questo diventa, non solo un podcast, ma anche un articolo di lettura, penso che sia importante capire che ogni fase di vita ha la sua evoluzione, ha il suo perché, e proprio la vita a volte insegna quali sono le scelte che si possono fare. Cioè tu ti sei trovata di fronte a un bisogno, un’esigenza in famiglia, di tuo figlio e questo ti ha portato a cominciare a considerare qualcosa che magari prima era nelle tue corde ma non risuonava ancora. Quindi noi abbiamo qualcosa all’interno che è quasi pronto per poter corrispondere, a dare una risposta, come dici tu abbiamo comunque già una vocazione interna, ma a volte questa vocazione non la avvertiamo semplicemente perché ancora il contesto non ci sta stimolando questa cosa. Quindi l’idea che avete messo in pista con questa associazione, e vorrei che mi parlassi anche di qualche cosa in particolare, magari di qualche esempio, penso che sia veramente una manna per tanti ragazzi, poter scoprire questa cosa con i giovani.
All’inizio ci siamo rivolti ai ragazzi dai 18 e 30 anni e magari ancora in percorsi universitari e, grazie anche ad alcuni patrocini che abbiamo ricevuto dall’Università di Brescia, siamo riusciti ad attivare dei percorsi, ovviamente gratuiti per i giovani, e attraverso le donazioni delle aziende e questi percorsi sono percorsi di orientamento.
Diciamo che le ho sempre definite un ponte tra la scuola, l’università e il mondo del lavoro, che è un po’ quella cosa che manca in mezzo per poter aiutare i ragazzi poi a focalizzarsi meglio verso un’area specifica magari che non hanno ancora individuato essere la propria e quindi abbiamo attivato percorsi dal 2020 in poi. Il primo l’abbiamo fatto anche online ovviamente durante il Covid prima di gestione delle emozioni e di tutte le soft skill perché la nostra associazione è formata da coach e anche psicologi e persone che comunque nella vita fanno questo quindi si mettono a disposizione per poter aiutare i giovani e quindi quello che noi facciamo e abbiamo fatto per loro è sempre stato gratuito. Quindi prima un lavoro di introspezione e poi un secondo lavoro di focalizzazione verso una professione, ovvero abbiamo fatto partire, per esempio, un percorso di orientamento al commerciale, al digitale, al project management, tutti quei percorsi che abbiamo indagato poi essere richiesti poi come figure professionali maggiormente dalle aziende per cui le aziende oggi hanno bisogno anche di queste figure per cui abbiamo pensato di focalizzarci proprio su alcune aree perché siamo trenta persone, quindi non è un’associazione molto grande, e dobbiamo le nostre risorse gestirle al meglio. Quindi abbiamo fatto un ragionamento, grazie anche alla nostra amica comune, abbiamo fatto anche più volte il business model canvas della nostra associazione, che è in continua evoluzione ovviamente. E da quest’anno abbiamo pensato che avendo incontrato numerosi giovani dall’età dai 18 e 30 forse è anche arrivato il momento di arrivare un po’ prima nella fase di consapevolezza e di gestione delle emozioni perché li abbiamo trovati con un’autostima normalmente un po’ bassa, parliamo in generale, quindi i ragazzi hanno anche questo problema secondo noi: hanno bisogno di lavorare sulla propria autostima. E quindi abbiamo pensato di andare nelle scuole, siamo partiti quest’anno, siamo entrati in alcune scuole dove abbiamo fatto dei percorsi per i ragazzi di orientamento, un po’ a modo nostro, appunto guardando più il talento e usando dei test scientifici, ma non solo.
Poi abbiamo fatto un corso per genitori perché anche loro fanno parte dell’ecosistema giovani, quindi è importante che ci siano anche loro come referenti rispetto all’associazione perché poi i ragazzi quando tornano a casa, hanno bisogno di confrontarsi coi genitori e abbiamo visto che più volte il genitore non sa come allenare il figlio ad essere una persona migliore e capace magari anche nel mondo del lavoro, perché tutti noi sappiamo che abbiamo le nostre credenze, a volte anche limitanti, e ci portiamo una cultura che è assolutamente diversa da quella dei ragazzi di oggi, che serve oggi ai ragazzi. Quindi banalmente tanti ragazzi vorrebbero aprire la partita IVA e invece i genitori non sono d’accordo. E questa cosa io la posso capire perché noi avevamo ancora il mito del posto fisso ma in realtà oggi non esiste più questo mondo dove tutto è per una volta in tutta la vita si fa quello basta.
Quindi è una società liquida dove bisogna fare anche conti con questo, é per quello che l’autostima è importante. Perché se un ragazzo cambierà, come dicono ad Harvard, 30 lavori, adesso io dico minimo 30 lavori nella propria vita, è ovvio che l’autostima abbia un ruolo importante nella vita di questi ragazzi che non è più come una volta che si trovano accreditato sul conto lo stipendio ma devono andarselo a cercare lo stipendio, quindi devono creare delle opportunità e se non credono in loro stessi fanno fatica ad avere questo risultato. Quindi diciamo che questi sono esempi pratici fino adesso.
Abbiamo avuto anche l’intuizione di iniziare a fare dei corsi per gli insegnanti perché anche loro si trovano in un momento di difficoltà, sono molto pressati dalla burocrazia, da dover finire in tempo il programma e poi anche tutto il resto, cioè gestire a livello emotivo il ragazzo è diventato anche per loro impegnativo e non hanno il tempo di farlo, quindi direi che siamo arrivati al momento giusto in un’epoca in cui c’è bisogno anche di questo.
Sicuramente nella società complessa come quella moderna c’è bisogno di qualcosa di diverso rispetto a prima, quindi un cambio anche di mentalità, di cultura, veramente quello che voi state facendo è anche proprio uno sprono, uno sprono alle istituzioni, alle aziende, a chi opera nel proprio settore, che è abituato in un certo modo, però i giovani che arrivano non sono pronti per una realtà come questa che è un po’ datata, hanno bisogno di trovare anche qualcosa di diverso quindi è un po’ fare un match e riuscire anche a contaminarsi. Penso che quello che state facendo possa davvero far cambiare anche opinione agli imprenditori o al manager che ci stanno ascoltando, leggendo rispetto a quello che può essere l’iter di sviluppo di un progetto anche imprenditoriale, penso anche a donne che magari pensano alla carriera e che a proposito di autostima si fanno la domanda del come può avvenire. E forse la cosa che vorrei condividere con te Silvia è anche dire che probabilmente a volte quando ci si abitua a stare in un ambiente dove non siamo così spronati a sviluppare la nostra autostima scambiamo questo messaggio come un disvalore mentre in realtà noi dovremmo coltivare la nostra autostima e quindi trovare anche gli spunti e i riferimenti, quindi la vostra associazione può diventare veramente uno di questi spunti e al tal riguardo magari metteremo delle indicazioni per potervi trovare anche seguire magari i progetti sui social e dove siete così possano curiosare e in qualche modo anche non dico collaborare se non si è vicini ma comunque poter anche interscambiarsi perché mi sembra che voi non siate concentrate solo una zona, siete comunque abbastanza elastici, giusto?
Sì, noi andiamo dove ci chiamano perché comunque siamo per tutti. La cosa che funziona secondo me oggi rispetto a un imprenditore è che esiste la responsabilità sociale che è per noi essenziale.
Quando io vado a parlare alle imprese, racconto di questo progetto, racconto che noi non siamo un’azienda, quindi non è che abbiamo bisogno di vendere qualcosa, perché ripeto, tutto quello che facciamo è gratuito per i giovani. Abbiamo bisogno di persone che abbiano a cuore la società perché se tu non parli e non aiuti i giovani a sviluppare il loro potenziale, vivere in modo più sereno, poi dopo te li trovi in azienda che hanno un sacco di difficoltà di inserimento, ma soprattutto poi non rimangono perché il problema che io ho notato è che quando tu lavori tanto con i giovani poi dopo loro vanno in un’azienda e se in quell’azienda non trovano quello di cui hanno bisogno in questo momento preciso storico, poi se ne vanno non rimangono per cui ecco il problema esiste anche per questo, perché gli imprenditori oggi fanno fatica a trovare persone, a fidelizzarle e quindi devono cambiare anche il loro modo di accoglierle di far vivere questa esperienza, che è il lavoro, come fosse un’esperienza di vita, faccio un esempio: noi abbiamo portato un progetto benessere in un’azienda dove abbiamo attivato uno sportello benessere proprio per i dipendenti e anche abbiamo attivato dei percorsi di yoga, di mindfulness.
Perché? Perché vogliamo che i dipendenti vivano un’esperienza di vita all’interno della fascia oraria lavorativa, perché il lavoro sì è vero, deve essere assolutamente fatto di scadenze, di compiti, di ruoli e poi comunque lì ci si sta tanto tempo quindi bisogna anche trovare secondo me uno spazio in cui le persone poi condividano anche altro che vuol dire vita, cioè quello che cercano i ragazzi non è solo un lavoro dove, come sappiamo, si sta dicendo cose che sai molto bene, c’è solo il sacrificio perché non è più così per i ragazzi. Il lavoro deve essere anche un momento in cui tu metti a disposizione il tuo talento e comunque provi del piacere nel momento in cui stai svolgendo il tuo ruolo e quindi non è solo rispettare delle regole ma anche portare valore. Quello che noi diciamo ai ragazzi: “l’intraprendenza porta valore, c’è qualcosa che non sta funzionando, non ti piace: dillo”. È da un po’ che ci sto pensando di creare dei gruppi di giovani che vadano nelle aziende e che vadano a fare proprio questa indagine. Vediamo cosa secondo noi non sta funzionando bene. Perché i ragazzi non vengono qui? Perché i ragazzi se ne vanno? Perché se non lo chiede loro, poi dopo tu ti fai delle idee, magari sono distorte, quindi per noi l’associazione è mettere il giovane al centro, è questo che fa la differenza, non siamo noi che pilotiamo dietro le quinte la realtà, ma sono i giovani che hanno la voce giusta per poter parlare agli imprenditori e quindi è una bella sfida Donatella.
Ma penso che sia anche una cosa bellissima, no? Che i ragazzi diventino protagonisti della propria vita e non quindi guidati dagli anziani a quello che dovrebbero fare. Quindi penso che ci insegneranno loro ben di più di quello che possiamo noi insegnare a loro perché comunque il mondo sta cambiando e la vera sfida sarà anche di chi ha come dire in mano, come dici tu, imprenditori, manager una certa situazione, ed essere disposti ad affrontare questo cambiamento, quindi sicuramente voi avete un grande compito nel agire questo cambiamento, nel suscitare questo cambiamento. Con queste parole Silvia ti lascio veramente con l’augurio che questa cosa possa avere un proseguo e mi piacerebbe poter riportare poi degli elementi della ricerca di quello che voi farete perché non ci fermiamo qui con “Donna alla Potenza” la cosa prosegue, quindi tu sei un esempio e uno stimolo per tante altre donne che hanno bisogno di vedere un’altra giovane donna in percorso sia di vita, di famiglia e anche di professione e di successo anche in un campo sociale dove si pensa che non ci sia l’economia, mentre invece anche qui c’è economia, perché come hai detto tu si porta valore, quindi a te per un saluto.
Grazie Donatella, sei sempre stata per me un’ispirazione, quindi tutte le volte che hai bisogno di sentirmi lo sai benissimo che ci sono così come so che ci sei sempre anche tu è questo che fa la differenza nel nostro mondo, sapere che ci siamo quando abbiamo bisogno, anche questo bisogna insegnarlo ai ragazzi che non sono soli. Sì. Grazie.
Grazie Silvia.
Intervista a cura di Donatella Metelli