giglio bianco
C’è un angolo del mio giardino che io chiamo lo svuota tasche.

Quei piccoli contenitori, che ognuno ha in casa, dove trovano rifugio, tutte le piccole cose che non hanno un posto. In quell’angolo io ci infilo il rametto della pianta che si è rotto, la piantina stagionale che ha finito il suo ciclo, e poi bulbi vari. Tutto ciò che non ha un vero posto. Di solito faccio un buco in terra, infilo dentro e al massimo un po` d’acqua, è l’angolo meno curato del mio giardino.

Nel resto del giardino cerco di togliere le erbacce, concimare, potare. Lì lascio che accudisca la terra.
Eppure li è il primo posto dove, appena finito l’inverno, fanno capolino i primi fiori. I narcisi, le violette, poi vengono i tulipani, ci sono svariati colori di iris. Da ultimo, a sorpresa, è spuntato un giglio. Bellissimo, il suo stelo ha raggiunto un metro e mezzo di altezza. Svettava da solo in quell’angolo di giardino, era l’immagine della forza e della bellezza.
Chiunque entrava nella mia casa, attraversando il vialetto, volgeva lo sguardo e veniva captato dal giglio.

Persino i miei nipotini mi hanno chiesto il nome di quel fiore così bello. Io lo guardavo e pensavo: “Il punto del giardino meno curato…o forse meno condizionato!

Com’è possibile che spuntino dei fiori così belli?” Era come se quel giglio avesse realizzato in pieno se stesso! Se la natura ci insegna, quale è la strada per realizzare in pieno noi stessi?

Come saremmo noi senza troppi condizionamenti? Come saremmo se sviluppassimo ciò che il cuore desidera? Se cambiassimo i nostri innumerevoli “Devo fare “in “Scelgo di fare”.

È difficile cambiare ma se, un passo dopo l’altro, ci proviamo, evitiamo di mettere sulle nostre spalle una buona dose di sensi di colpa.

Ogni volta che un “Devo” rimane incompiuto, il carico di senso di colpa aumenta. E questo è un regalo molto insalubre che facciamo a noi stessi.

Quante volte nella vita ci poniamo dei traguardi.

Ma se questi non provengono da un desiderio del cuore, difficilmente riusciamo a raggiungerli. Quante fatiche facciamo, senza chiederci se è veramente necessario farle. Quante volte ci condizioniamo, oppure ci lasciamo condizionare e di conseguenza ci adeguiamo nei comportamenti, anche se con tutto il cuore vorremmo fare altro.

È bello ed importante allenarci a sentire dentro di noi, il soffio, l’intuizione, l’ispirazione. Imparare ad ascoltare ciò che bussa dentro di noi. Se impariamo ad ascoltarci, ci accorgiamo, quando siamo sulla strada giusta, perché dentro di noi c’è una serenità, una quiete, quasi una certezza.

E questo stato d’animo lo sentiamo, nonostante tutta la razionalità o il cosiddetto buon senso ci dica- no che è sbagliato ciò che stiamo facendo. Se invece siamo sulla strada sbagliata, sentiamo dentro al cuore un disagio, un senso di incompletezza, nonostante a livello razionale tutto ci dirà che è bene.

Col tempo scopriremo che è stato tempo sprecato e lavoro inutile. Imparare da ascoltarci è un cammino, a me sembra di non arrivare mai, ma intanto che condivido con voi questi pensieri, rinnovo a me stessa le convinzioni e le esperienze vissute.

Quando si è in agitazione ed in apprensione si va` fuori rotta.

Vi voglio raccontare un fatto che mi è successo anni fa. Erano i tempi dei telefoni fissi in casa e di quelli a gettone nei posti pubblici Una mia amica veniva a trovarmi in treno da un’altra regione.

Da Milano mi telefonò per dirmi che dopo più o meno un’ora sarebbe arrivata a Brescia, gli spiegai che per me era complicato arrivare li.

Lei mi rispose che aveva il biglietto cosi… poi aggiunse: “calmati e stai tranquilla.

“Calmarmi e star tranquilla, mi sembrava una barzelletta in quel momento.

Avevo appena il tempo di prendere mio figlio che arrivava dal centro diurno, cambiargli il pannolone, fargli fare un po` di merenda, poi di corsa mettere in macchina io, lui e la sua carrozzella e partire con l’affanno.

Arriviamo a Brescia assieme al treno. Ho visto scendere tutti i passeggeri, ma della mia amica neanche l’ombra. Ho cercato in tutti i buchi, ho importunato tutti quelli che avevano addosso una divisa da ferrovieri…niente. Alla fine sconsolata, siamo tornati indietro.

Prima di andare a casa passai alla stazioncina del paese vicino al mio, lei era lì seduta tranquilla che mi aspettava.

Le dissi: “sono corsa a Brescia” mi rispose: “l’ho immaginato, ma non sono riuscita a telefonarti perché il treno che mi hanno indicato, che avrebbe fermato qui, era in partenza, ti avrei chiamata appena fossi arrivata.” E aggiunse: “Ti avevo detto di stare tranquilla.” Io la guardai sconcertata, e lei con la sua calma quasi irritante mi chiese: “Ma eri serena nel fare la corsa che hai fatto? Non eri a disagio? Non c’era qualcosa che si ribellava dentro di te “

Le risposi: “Figuriamoci se non c’era tutto questo!” E lei con la sua calma disarmante continuò:” Se ti calmavi e ascoltavi la tua bussola interiore, evitavi tutta questa fatica.” Ogni tanto mi ricordo di questo fatto e quando mi ritrovo a far cose in cui mi sento profondamente a disagio, mi fermo a pensare. E mi rendo conto che forse è il caso di cambiare.

La bussola del cuore difficilmente sbaglia. Ricordatevi che la vita conduce.

La nostra essenza vitale ha la saggezza innata. Sa ciò che desideriamo veramente.
Perché è in ciò che il cuore desidera che sta` nascosto il segreto della nostra vera realizzazione.

La Rubrica di Mavi