Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio AxL (Agenzia per il Lavoro) le donne hanno un forte desiderio di crescere nel lavoro e di riscontrare la valorizzazione delle proprie competenze.
L’indagine è stata fatta su circa 2.500 persone di cui il 59% composto da donne. Per le donne l’86% dichiara di essere interessata alla crescita professionale ed il 44% di esse vorrebbe venisse rispettato l’equilibrio con la vita privata; la percentuale è diversa per gli uomini dove il 92% è interessato alla crescita professionale ed il 35% al rispetto dell’equilibrio con la vita privata.

Altro dato molto interessante è che tra i giovani dai 18 ai 24 anni ben il 59% ha una divisione dei carichi di lavoro della famiglia con il proprio partner, la fascia di età tra i 25 e 34 anni la percentuale è del 49%, tra i 35 anni e i 44 anni la percentuale è del 39% e per la fascia di eta tra i 45 e i 54 anni è il 34%.
Altro dato rilevate è quanto incida il lavoro sulla propria autostima dove le donne per l’87% riconosce che sia importante per il proprio benessere mentre per gli uomini è l’85%.
Per il 96% degli intervistati è importante che le aziende introducano politiche inclusive.
Questi dati ci raccontano di come anche noi donne vogliamo essere parte attiva nel mondo del lavoro, di come siamo interessate alla nostra crescita professionale.
Oggi pensare di fare carriera nella stessa azienda non è più scontato, secondo Carol Sawdye, oggi, dopo essere stata Direttore finanziario di PwC USA, è diventato Direttore Operativo in Proskauer: “nel lavoro bisogna cambiare spesso e mai fare affidamento su una carriera passiva, ma guardare avanti.”
Detto da una donna che a 25 anni fu diagnosticato il linfoma Hodgkin, quindi con poche probabilità di arrivare ai 30 anni, e che ora ha 62 anni con una carriera importante, è da cogliere con attenzione e rispetto per quanto è riuscita a fare.
In un sondaggio realizzato da SWG e commissionato da Amazon dal titolo “Essere donna: un percorso ad ostacoli” risulta che 8 donne intervistate su 10 dichiarano di avvertire freni al proprio sviluppo di carriera.Tra le coppie risulta che il 54% delle donne intervistare individuano nella presenza di figli o di altri membri della famiglia che richiedono cura quale fattore che maggiormente incide nella situazione di freno al proprio sviluppo professionale.
Inoltre per il 47% delle intervistate l’impegno del lavoro a discapito del tempo per la famiglia genera tra le donne un senso di colpa che ulteriormente condiziona le stesse.
A complicare la situazione permane un’idea diffusa, spesso implicita, che per una donna fare carriera significhi adattasi a modelli maschili: diventare più dure, più assertive, più competitive, persino più fredde. Ma è proprio necessario?
In questi anni in cui ho intervistato, seguito nei progetti e assistito diverse donne mi sono resa conto che noi donne abbiamo una sorta di bagaglio naturale o frutto di allenamento in competenze che sono alla base dell’educazione e del prendersi cura come: l’empatia, l’intuizione, la capacità di ascolto e la visione d’insieme, solo per citare qualche esempio, come la capacità di organizzare attività diverse, di gestire tempi e relazioni in funzione anche degli altri, la capacità di prendere decisioni per il benessere dei figli e dei propri cari.
Queste competenze sono solo uno spunto per portare l’attenzione sul fatto che, al di fuori dei nostri ruoli professionali, ci sono competenze che continuiamo ad allenare e che possiamo considerare utili anche nell’ambito professionale perché esprimono una capacità di leadership di cui oggi le organizzazioni hanno molto bisogno.
Certamente avere il sostegno anche in famiglia è determinante per sentirci libere di dedicarci al nostro sviluppo professionale o agli obiettivi che vogliamo raggiungere e dobbiamo prima di tutto avere il coraggio di parlare delle nostre aspirazioni, dei nostri desideri ed evitare di auto-sabotarci ancora prima di parlarne.
Ci sono sfide che dovremo affrontare per superare il giudizio che abbiamo avuto su di noi fino ad ora, per esempio vincere la timidezza o il timore del giudizio degli altri per poter essere viste, ascoltate e riconosciute. Questo comporta dover superare la credenza che rendersi visibili significa essere esibizionisti, ciò è possibile se ci accorgiamo di come educazione, ambiente e aspettative degli altri ci abbiano fino ad oggi condizionate.
Se ancora gli altri ci giudicano in base alle apparenze, non dobbiamo chiuderci, sarà il nostro contributo, la nostra capacità di relazionarci che potrà dimostrare la nostra autenticità.
Se siamo ambiziose non dobbiamo vergognarcene, solo se ci adoperiamo per qualcosa di più grande, di più impegnativo o nuovo, riusciamo ad allenare la nostra autostima. Se invece “voliamo basso” per paura di esporci stiamo già rinunciando a cogliere nuove possibilità.
Non dobbiamo cadere nella trappola di diventare “donne con gli attributi”per sentirci all’altezza degli uomini, non abbiamo bisogno di farlo.
Ricerche come quelle di McKinsey che dal 2015 si susseguo e si estendono ad una sempre maggiore platea di intervistati nel mondo sul tema della diversità di genere, dimostrano che le aziende con una maggiore partecipazione di donne nei ruoli direzionali nel 2024 hanno il 39% di maggiore probabilità di superformance finanziarie, mentre nel 2015 la percentuale era del 15% di probabilità.
Questo sta a significare che quando anche le donne intervengono nei ruoli apicali le organizzazioni stesse ne beneficiano.
Alla luce delle informazioni e le notizie che confermano che anche noi donne valiamo e che abbiamo una leadership riconosciuta, cosa ci frena ancora?
Abbiamo paura di diventare meno brave come madri o compagne?
Paura di non essere all’altezza?
Paura di non riuscire a fare tutto?
Paura di non essere riconosciute da tutti?
Se vogliamo darci una possibilità di libera crescita professionale il primo passo è di liberarci dalla paura di perdere qualcosa di noi stesse, di perdere delle sicurezze nelle nostre routine o di perdere gli affetti.
Se avvertiamo preoccupazioni o insoddisfazioni possiamo decidere di concentrarci su cosa noi possiamo fare per noi stesse piuttosto che cercare la causa o il colpevole.
Su cause esterne a noi non possiamo intervenire direttamente per cambiarle, ma possiamo cambiare il punto di vista con cui le stiamo affrontando, qui sta il non perdere noi stesse: ossia non farci portare dalle circostanze, dagli altri e dalle reazioni, ma andare più in ascolto dei nostri valori, desideri e ambizioni per scegliere nuovi approcci.
Se non riusciamo da sole possiamo frequentare corsi e contesti dove possiamo sviluppare competenze, autostima, dove fare emergere i nostri sogni nel cassetto.
Possiamo farci sostenere nei nostri progetti di crescita personale e professionale da figure come counsel coach o consulenti che ci ispirano fiducia.
Fare il punto della situazione aiuta e qui sotto trovi un breve test per verificare a che punto sei con il tuo percorso di empowerment e le relative risposte.
Donatella Metelli
