donna bionda con testa tra nuvole
I giorni che stiamo vivendo,
soprattutto da due anni ù
a questa parte,
sono caratterizzati
da una persistente
atmosfera di incertezza.
Quello che abbiamo visto c
on il Covid, quello
che stiamo vedendo
con la guerra in Ucraina
e gli effetti che questi
hanno nelle nostre vite,
nel nostro lavoro,
nella nostra comunità
ci portano verso qualcosa
che non riusciamo
a prevedere,
non riusciamo a controllare.

Le materie prime che mancano generano speculazioni e rialzi dei prezzi, le aziende che lavorano sui mercati internazionali hanno andamenti altalenanti, chi ha investito in borsa vede fluttuazioni negative per i propri capitali, i consumi e le utenze sono rincarati.

Il fatto che questo riguardi sì il nostro paese, ma anche altri paesi, a partire dall’Europa, ci crea preoccupazione e le domande che ci poniamo non trovano risposte.

Stiamo vivendo un momento epocale, dove il forse risuona in molte situazioni.

Il fatto è che dalla fine della seconda guerra mondiale, e per altri paesi invece in tempi più recenti, ci siamo incamminati verso uno sviluppo economico che ha portato oltre al benessere, come le utenze nella propria casa, il cibo e tutto il necessario a portata di un click per chi non vuole andare in negozio, anche la tecnologia ci ha creato una serie di comodità dei servizi a cui ci siamo abituati.

Solo un secolo fa non esisteva una rete fognaria, una rete idrica, una rete gas e una rete telefonica.

In meno di un secolo abbiamo raggiunto una condizione di comodità domestica, per quanto riguarda il nostro paese e l’Europa, che ci ha permesso di raggiungere un livello di benessere  su cui oggi avvertiamo delle incertezze.

In particolare vorremo sapere come faremo…, cosa succederà… e tanto altro.

Possiamo dire che da una previsione di vita comoda stiamo avvertendo qualche mancanza, qualche minaccia o pericolo che ci tolgono le certezze su cui abbiamo sempre contato.

Non è così per tutto e per tutti, ma un certo disagio sociale, una sensazione di incertezza, anche solo per i fatti che accadono, ci portano ad essere dubbiosi ed incerti anche su altre cose, sul nostro lavoro, sulla nostra attività/professione, sul nostro futuro, etc..

Possiamo dire che nel momento in cui avvertiamo questo senso di incertezza, come una macchia d’olio si espande e ricopre anche alcuni aspetti di noi stesse, delle nostre vite e passioni che non dovrebbero venirne offuscati.

Se pensiamo ai nostri predecessori, ma anche adesso in molte altre parti del nostro mondo, le persone sono e sono state principalmente occupate nel sopravvivere, nel arrivare a fine giornata, nel vivere con semplicità le poche cose possedute.

Se facciamo qualche domanda agli anziani ascoltiamo racconti inverosimili sulle tribolazioni passate, sulle perdite e sulla mancanza di sostegni.

Basti pensare che la pensione sociale per le persone anziane è entrata in vigore in Italia solo dal 1952 mentre per coloro che avevano lavorato risale al 1919.

Fino ad allora, poco prima o poco dopo, per altri paese, ma non tutti ancora, le persone non avevano ed ancora oggi non hanno un sostegno per la loro vita “non lavorativa”.

Nella storia dell’umanità, e ne sono testimonianza le comunità ancora non industrializzate, ha sempre governato un sistema sociale di sostegno volontario, ossia le famiglie si sostenevano nel momento del bisogno, talvolta per arare o mietere, oppure per far fronte a malattie o carestie.

Diciamo che la rete sociale aiutava le persone ad affrontare le avversità, le famiglie erano allargate e si condivideva il cibo o si scambiavano aiuti nelle varie situazioni.

Magari non era sempre così, ma se studiamo come vivono alcune tribù indigene, si comprende come questo sistema sia alla base del sostegno nelle situazioni precarie e/o incerte.

Queste riflessioni non vogliono portare all’idea di “tornare nel passato”, bensì di attingere dallo stesso per comprendere che “l’incertezza è una costante della vita” e che solo le comodità che oggi abbiamo ce lo hanno fatto dimenticare.

Se i nostri poeti, i nostri filosofi e i grandi del passato parlavano di incertezza e ne davano la loro interpretazione forse possono essere utili anche nei nostri giorni. 

Eccone alcuni:

“Esprimiamo una moltitudine di pregiudizi, se non decidiamo di dubitare, a volte, di tutte le cose nelle quali troviamo il minimo sospetto di incertezza.” (Cartesio)

“Si misura l’intelligenza di un individuo dalla qualità d’incertezze che è capace di sopportare.” (Immanuel Kant)

“Ciò che caratterizza le grandi passioni è l’immensità degli ostacoli da superare e l’oscura incertezza dell’evento.” (Stendhal)

“Tutte le scienze esatte sono dominate dall’idea dell’approssimazione.” (Bertrand Russell)

Da queste “riflessioni potenti” possiamo accorgerci di quanto possiamo già da subito fare quando ci sentiamo pervase da quel senso di incertezza, ed è importante farlo subito, prima che si espanda e vada a invadere altri spazi e mettere in sofferenza altri aspetti della nostra vita.

I nostri predecessori, non hanno smesso di vivere perché avevano delle incertezze, ma hanno vissuto come potevano, quindi anche noi possiamo convivere con questi momenti di profondo sconforto e nello stesso tempo non inficiare il significato della nostra esistenza.
Prendendo ad esempio le comunità che si auto-sostengono possiamo usare gli strumenti che abbiamo, come il cellulare, il web, i social, gli incontri, per rendere viva la rete con gli altri, e trovare con loro soluzioni ai comuni problemi.

Il mio invito è “non piangere” su ciò che ci manca o che non sappiamo, ma impegnarci per costruire relazioni potenti e di rete con gli altri.

“Per entrare in azione”possiamo iniziare con conoscere meglio gli aspetti che già sono in noi forti e quelli che invece sono da rafforzare, in questo modo potremo più agevolmente incrociarci con gli altri e fare quella  rete di connessioni che possono aiutarci a trasformare le incertezze che avvertiamo in possibilità come il nostro grande Giacomo Leopardi vissuto tra il 1798 ed il 1837.
Puoi compiere il primo passo attraverso il test di autovalutazione delle tue risorse qui: https://bit.ly/35s3rvb

Donatella Metelli