Donna con i capelli rossi e una mascherina ornata di fiori per difendersi da coronavirus

In questi giorni, viviamo una forte preoccupazione per la minaccia di epidemia da coronavirus, la notizia dei casi in Italia ha messo in allarme le istituzioni preposte, e di conseguenza ci ha allarmati un pò tutti.

Questo allarme ha alimentato la paura del contagio, la paura di dover stare in quarantena, e la paura del vedere fermarsi delle attività economiche.

Al di là della scelta che ognuno di noi può fare, su come reagire a questa importante preoccupazione, su cosa sia più giusto fare in queste circostanze, voglio insieme a te riflettere sui meccanismi della paura.

In particolare vorrei approfondire le dinamiche che ci coinvolgono quando abbiamo paura, soprattutto quando avvertiamo quel pensiero di non riuscire a farcela, di non vedere una via di uscita, una soluzione.

Questo un tema riguarda tutti: giovani, adulti e anziani, donne e uomini, imprenditori e lavoratori, etc.

Sappiamo che i bambini in generale non hanno  paure, o meglio affrontano quello che non conoscono senza paura.

Quando si hanno bimbi piccoli che iniziano a gattonare e camminare, ci si mobilita per sbarrare scale, prese di corrente, cassetti della cucina e tanto altro.

Se ci pensi è bellissimo vedere come un bimbo piccolo, pur cadendo, si rialzi o come affronti impavido i pericoli che possono essere in agguato nella sua perlustrazione.

Anche tu da bambina hai provato e riprovato, cadendo e rimettendoti in piedi ogni volta, per imparare a camminare, per riuscire ad andare in bicicletta, e tante altre cose.

Certo è che meno si sa e meno si teme, quindi maggiori sono le esperienze che facciamo, soprattutto di sofferenza, di insuccesso e di insoddisfazione, più ci creiamo scudi di protezione per affrontare le nuove sfide, le cose che non conosciamo ancora.

Tutto questo è naturale, non c’è nulla di sbagliato nel far tesoro delle esperienze del passato.
Il fatto è che proprio perché sono del passato, non è detto che ci siano ancora utili oggi o domani.

Prova a pensare a quando hai imparato a nuotare, quando la paura dell’acqua ti sembrava impossibile da superate, e adesso nuoti o vai via mare senza più quella preoccupazione.

Ci sono poi altre persone che anche da grandi soffrono di qualche paura, come quella di volare in aereo e tante altre, e magari una di queste è quella che ti fa soffrire.

Diciamo che imparare a fare qualcosa che non conosciamo, che non sappiamo fare o in cui non ci sentiamo sicure, comporta una naturale propensione a individuare i possibili pericoli che quella determinata situazione può comportare.

Queste sensazioni-emozioni che ci pervadono, come un sesto senso, come qualcosa di inspiegabilmente reale, anche se non tangibile, sono la manifestazione del nostro spirito di sopravvivenza.

L’istinto, come per tutti gli animali, è uno stimolo di allerta che fa bene il suo lavoro: vuole proteggerci e, come un campanello di allarme, alza la sensibilità dei nostri radar per meglio individuare i possibili ostacoli o pericoli da superare.

Ragazza bionda con espressione di sbigottimento in attesa di conoscere meglio

Ricordo in particolare la mia prima esperienza in un viaggio – safari con le tende, quando ci venne raccomandato di non uscire dalla tenda fino al mattino successivo.
Quella prima notte, i miei occhi e le mie orecchie colsero ogni dettaglio delle ombre e dei rumori fuori dalla mia tenda. Per la prima volta sentivo rumori e versi per me nuovi, vedevo ombre che passavano a pochi passi dal mio sacco a pelo e sentivo una strana eccitazione da adrenalina che da una parte mi allarmava e dall’altra mi faceva sentire viva come non mai.

Donna con capelli mossi e sguardo al monitor del computer

In quel momento ho compreso come certe persone fanno con tanta passione sport o attività dove la loro vita è a rischio.

La verità è che come esseri umani abbiamo l’equipaggiamento per affrontare i pericoli più grandi di noi, ma la realtà in cui viviamo oggi, le nostre abitudini, dove viviamo e cosa facciamo, sono tutte condizioni di grande confort rispetto al tempo in cui l’uomo per mangiare doveva cacciare.

E il nostro istinto di sopravvivenza, si sta abituando ad allarmarsi non appena avvertiamo un disagio, una difficoltà, un insuccesso facendoci avvertire quella sensazione di pericolo che dovrebbe spronarci a tirare fuori il meglio di noi per fronteggiare la situazione. Il fatto è che quella sensazione ci proietta in una realtà aumentata di pericolo.

E noi cosa facciamo? Ci preoccupiamo del malessere che proviamo e non ci concentriamo su quello che invece ci potrebbe aiutare ad affrontare quel rischio.

Così facendo rischiamo di rimanere imprigionati nella stessa sensazione di paura e di non riuscire a utilizzare le risorse che abbiamo a disposizione.

Tornando alla prima notte di safari in tenda, se mi fossi fatta prendere “troppo” dalla paura, probabilmente non sarei riuscita ad addormentarmi, e così mi sarei ritrovata stanca il mattino successivo per un altra spedizione nella savana.

La notte, nella savana, è il momento migliore per gli animali per spostarsi e abbeverarsi, se non hanno paura loro, perché avrei dovuto avere paura io?

Dare per scontata una componente di rischio e pericolo nella nostra vita è altrettanto naturale come la paura.

Il rischio di oggi è altamente limitato, anche solo pensando al rischio dei nostri nonni o bisnonni che hanno visto guerra e pestilenze.

Un modo per destreggiare quelle sensazioni di panico, di paura e di allarme è allenarsi a introdurre piccole abitudini poco comode nella nostra routine, per esempio non farsi continuamente impaurire dalla televisione, dalle letture o frequentazioni che non portano significato alla nostra vita.

Sicuramente anche tu, come tante donne, non hai certo tempo da perdere e alcune di queste cose già le stai adottando.

Alle donne super impegnate, in carriera, nella professione e nel business, la paura di non farcela potrebbe presentarsi quasi quotidianamente, attraverso le sfide che il mondo del lavoro, l’economia e la nostra società ci pongono.

Proprio alla luce del significato vero della paura, della sua funzionalità anche tu puoi scegliere fino a che punto farti condurre dalla sensazione spiacevole e decidere quando è il momento di utilizzare la sana adrenalina che la situazione sta scatenando per accorgerti di ogni particolare, ed apprendere così dalla situazione difficile quello che ti serve per affrontarla al meglio di Te!

A quel punto non ti domanderai più “riuscirò a farcela?”, non cercherai risposte, ma agirai con la consapevolezza, come una leonessa, di essere sia dolce, affettuosa e coinvolgente, sia forte, coraggiosa e permeabile alle avversità. Hai mai visto come una leonessa accudisce i propri cuccioli insieme alle altre leonesse e come diventa forte e coraggiosa quando va a caccia?

Sì, è proprio la leonessa la vera cacciatrice in famiglia!

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Donatella Metelli