La percezione della propria immagine è un meccanismo complesso che comprende non solo la parte visiva, supportata per tutti dagli stessi organi (a meno di patologie e menomazioni), ma anche una parte legata alla sfera psicologica.
In pratica le credenze che man mano abbiamo accumulato, le idee che abbiamo acquisito e le situazioni alle quali siamo state esposte ci hanno portato nel tempo a creare una percezione di noi stesse del tutto soggettiva e particolare, ben diversa e facilmente distinguibile dal modo in cui gli altri ci vedono.
Donna che rispecchia in tanti specchi

Fermo restando che la totale oggettività non esiste, vale la pena soffermarsi sul modo che abbiamo di guardare a noi stesse, che spesso porta con sé un giudizio negativo e l’idea che dobbiamo in un qualche modo correggere almeno alcune parti di noi per essere conformi.

Anche solo a vederlo scritto mi vengono i brividi!

Partiamo dal principio.

La bellezza è qualcosa con cui, volenti o nolenti, ci troviamo a confrontarci lungo tutta la vita ed è qualcosa di molto difficile da maneggiare, soprattutto nel momento in cui si comincia a veder sfiorire la pienezza e la luminosità tipiche della giovinezza.

Tuttavia, sappiamo che ormai ci si inizia a confrontare con l’idea di dover apparire belle già da bambine!

Il meccanismo che ne scaturisce arriva spesso a condizionarci per tutta la vita, rendendoci schiave di un processo omologante e svilente e allontanandoci dalla nostra autenticità.

In qualità di consulente d’immagine, uno degli aspetti fondamentali del mio lavoro è aiutare le persone a comprendere la propria percezione di sé, un aspetto cruciale del benessere interiore.

La percezione, il come ci vediamo non è solo una questione estetica, ma rappresenta un intricato insieme di fattori emozionali, psicologici e sociali.

È essenziale riflettere su come giudichiamo la nostra immagine, poiché le esperienze vissute e le influenze esterne plasmano la nostra visione personale. La percezione che abbiamo di noi stesse è un’esperienza unica e soggettiva, spesso disallineata rispetto a come gli altri ci vedono.

In questa prospettiva ci sono alcuni aspetti importanti da considerare, marcatori tipici della nostra  epoca.

Con l’esplosione dei social media e l’uso diffuso di filtri estetici, ci troviamo a combattere con il fenomeno della dis-percezione. Questi strumenti, sebbene divertenti, possono distorcere non solo il nostro aspetto, ma anche la nostra capacità di riconoscerci per ciò che siamo veramente.

Questo può rinforzare l’idea erronea che la bellezza debba corrispondere a standard impossibili, sottolineando viceversa l’importanza di riappropriarci della nostra immagine e della nostra autostima, vedendo la bellezza come un tratto intrinseco, che parte dalla nostra reale essenza.

La bellezza, lungi dall’essere un concetto univoco, può e deve essere celebrata nella sua autenticità. Non si tratta di una mera omologazione ai canoni estetici imposti dalla società, ma di una valorizzazione della nostra unicità e della nostra storia personale. La consapevolezza di sé ci offre l’opportunità di liberarci dai vincoli di tali canoni e ci incoraggia a essere fieri della nostra individualità. 

In questo contesto, il benessere interiore diventa il fondamento su cui costruire una percezione di sé realistica e positiva.

Riconoscere il nostro valore richiede un impegno continuo verso l’autoaccettazione e la valorizzazione di noi stesse. È solo intraprendendo un percorso di introspezione che possiamo apprezzare la bellezza che esiste dentro di noi e quella che ci circonda. Ciò non solo ci slega dalle pressioni velleitarie legate a standard di bellezza socialmente costruiti, ma ci fornisce anche il coraggio di esaltare la diversità e le peculiarità che contraddistinguono la nostra vita.

È essenziale riconoscere che la nostra autopercezione può, e deve, essere nutrita da pratiche di autoaccettazione e amore verso noi stessi. Proprio in questo risiede essenzialmente il lavoro del consulente d’immagine.

La percezione di sé è quindi un viaggio di scoperta che richiede coraggio, perché porta ad abbracciare e a dare un valore positivo alla vulnerabilità.

La bellezza è un concetto poliedrico, un mosaico che merita di essere celebrato nella sua diversità. Per questo, obiettivo primario del mio lavoro è l’incoraggiamento a non adattarsi a canoni estetici rigidi per poter valorizzare la propria unicità.

Le peculiarità che rendono ciascuno di noi unico sono il fulcro del lavoro di valorizzazione personale.

Non è facile riscontrare l’aderenza tra l’immagine che vediamo riflessa nello specchio e l’idea che abbiamo di noi.

Hai mai visto il meme del gattino che si vede tigre nello specchio? Ecco, spesso noi siamo tigri e ci vediamo gattini, siamo protagoniste, ma per qualche motivo ci comportiamo da comprimarie.

Francesca Ferla