bambina al tavolo che scrive
In questo momento come mamma avverto una forte preoccupazione per i miei figli che vivono un’infanzia povera di svaghi e di socialità. Cosa posso fare per loro??

Il periodo che stiamo attraversando è veramente unico, difficile nella sua spiazzante realtà e anche molto lungo come tempo del vissuto, tanto da renderci tutti molto affaticati, ansiosi e in taluni casi anche rabbiosi, poco positivi verso il nostro futuro e preoccupati per i nostri figli e i giovani che accompagniamo quotidianamente nel loro percorso vitae e che sono messi così duramente alla prova per la pandemia.

Ma anche in questo caso, direi, la Storia come memoria antica ci insegna a non perdere la fiducia, la speranza in un domani più comprensivo ed equanime.

Sempre, nei momenti più difficoltosi della nostra Storia dove la sofferenza e le fragilità comunitarie dirompevano nella loro forza, sono sempre nati nell’uomo desideri di riconquista, di rivincita, di rinascita nuova del sé e creazione di senso.

Cosa possiamo fare per i nostri figli? Come possiamo muoverci?

Credo che ognuno di noi si debba sentire investito da una nuova responsabilità per creare insieme quel contraltare agli effetti della pandemia, sensibilità volta a nuovi interrogativi che, se notiamo in taluni casi, si è acutizzata.

Emerge sempre più la richiesta di una responsabilità collettiva, di un’etica nuova, di uno sforzo comune volto a promuovere linguaggi emotivi pervasivi e linguaggi educativi trasformativi della persona. I ragazzi ed i figli possono essere nutriti da incontri veri di lavoro relazionale, con intenti comuni e condivisi; possono sentirsi riconosciuti da incontri che volgano anche al potere della narrazione.

La lettura di testi in condivisione e la scrittura possono divenire strumenti a cui accedere per comprendere meglio ciò che sta accadendo, ciò che si avverte, scandendo tempi nuovi di conoscenze.

Il digitale in tal senso può aiutarci venendoci incontro per promuovere attività condivise dove il ragazzo si senta protagonista del divenire nel cambiamento e parte attiva di un progetto comune che può evolvere e far crescere chi ne fa parte per condivisioni umane e consapevolezza verso una comunità di destino inclusiva e partecipativa.

Il giovane, il figlio ha bisogno di trovare nella parola, nell’ascolto, il proprio riconoscimento, la riconciliazione ai propri nodi e alle proprie difficoltà.

Il ragazzo ha bisogno di far emergere le proprie paure, le fatiche in un rapporto condiviso dove non si senta più solo, ma accompagnato da “mentori”, da educatori che sappiano, per propria formazione, affrontare il proprio sé, la memoria elaborata, il rispecchiamento di chi è adulto ma è anche stato un giovane toccato dalle difficoltà emotive e cognitive della vita.

Questo rispecchiamento, fra adulto e giovane, funge da collante per imparare a conoscersi e a riconoscersi vicendevolmente attraverso lo sguardo, la parola contenitrice, la memoria biografica dell’altro.

In tal senso abbiamo una cassetta degli attrezzi a cui attingere e che spesso all’Arte si riconducono, perché l’Arte è espressione del sé, è analisi della ferita, è finalità capacitante che aiuta a trovare un equilibrio con il sé e in seconda istanza con il collettivo, l’alterità.

Il giovane è sempre alla ricerca del proprio sé, della propria legittimazione, di uomini “visionari” che possano lasciare nell’animo umano messaggi di speranza, di fiducia.

Nei miei corsi di scrittura e negli incontri tenuti tramite l’Associazione “La cura di sé” www.lacuradise.it anche nelle Scuole ho attestato quanto sia importante imparare a condividere, attraverso l’esperienza del proprio compagno di classe, della comunità incontrata, il vissuto memoriale e su queste capacità la scrittura e la lettura svolgono un ruolo determinante e possono essere strumenti di forte aiuto e strumenti capacitanti.

Il racconto di sé attraverso temi simbolici, temi relazionali e di cultura etica aiutano molto a comprendersi, a smuovere nuove sinergie atte a creare motivazioni fondanti nel ragazzo, a renderlo più affine al proprio sé e ai propri desideri.

La condivisione, e dagli stessi docenti ne sono stata motivata e coadiuvata, gioca un ruolo essenziale e diventa strumento formidabile e di grande ricchezza costruttiva per la sua forza viva di coinvolgimento.

Questo lavoro di conoscenza e di approfondimento del sé diventa costrutto anche per il genitore che nello scambio relazionale può imparare ad evolvere, a crescere in ricchezza emotiva e spirituale.

Noi stessi, attraverso la comunicazione emotiva, come adulti possiamo comprendere ancora meglio la nostra interiorità e ampliare le nostre conoscenze introspettive.

Ci sono dei luoghi di incontro eccellenti e interattivi ( la scuola-la famiglia) che possono spingere a lavorare insieme nella creazione di modalità artistiche importanti come il collage formato da fotografie o immagini simboliche, nella condivisione di un film educativo e approfondito insieme, nella partitura di un itinerario artistico all’interno di un museo, nella scrittura come elaborazione del vissuto attraverso il diario di bordo o la forma epistolare…

In questo periodo possiamo tentare di ricostruire questa Memoria come indagine del sé dove il filo rosso che unisce è la Narrazione di chi ha fatto la Storia prima di noi e di chi ci seguirà sentendoci noi testimoni di quel passato che è sempre esplorativo, foriero di crescita.

Vi sono figure incarnate che divengono simboli della Storia (ad esempio la storia della senatrice Liliana Segre) che vanno rivitalizzate e riconosciute; anche chi ci ha segnato nell’educazione e nella formazione va rivisitato perché il messaggio etico deve divenire ridondante, forza incanalante e costrutto per imparare, tutti, a dar valore alla persona, alla sua dignità , mai perdendo di vista la valorizzazione dei diritti che vanno difesi e salvaguardati.

L’Etica si compone di tutte queste dinamiche valoriali. E la Narrazione funge da strumento incanalante per arrivare e destrutturare i vari principi etici di cui abbiamo bisogno per vivere con pari opportunità e uguale giustizia.

Sull’educazione emotiva e sentimentale bisogna spingere, ognuno di noi con le proprie responsabilità, per rendere appropriate ed equilibrate le relazioni, per far emergere le spinte emotive del ragazzo che vanno viste e incanalate per istituire fondamenta di coesione e di centratura.

Sonia Scarpante