te e fiori
Marialuisa
In questi giorni di lockdown, come posso aiutarmi per tranquillizzare i miei genitori che aspettano con ansia il vaccino?
L’aiuto che ci possiamo dare, in questo periodo faticoso e che ci mette a dura prova, è importante e necessario, perché più riusciamo ad aiutare noi stessi più è semplice lasciare una parola, un messaggio positivo a chi è vicino a noi, anche agli affetti più cari.

È essenziale imparare a prenderci cura di noi stessi aiutandoci ad essere sempre centrali nelle situazioni quotidiane.

Una centralità che va perseguita e sempre praticata per resistere agli urti, alle intemperie della vita, per sentirla con più leggerezza e meno faticosa in questo iter pandemico che ha rivoluzionato il nostro modo di stare nel mondo.

Un buon aiuto deriva anche da una relazione amicale, da un “cultore saggio” che sappia ascoltare la persona con empatia, con viva adesione per elaborare insieme momenti di fatica e di difficoltà quale questo che stiamo attraversando.

Un’ amica-o a cui dire per imparare insieme il linguaggio emotivo che tanto riserva in capacità di appagamento, in crescita personale.

Un secondo aiuto lo possiamo cercare nella scrittura mettendo nero su bianco le emozioni, il nostro percepito quotidiano, le eccedenze che gravitano in noi, la fatica di alcune relazioni che non sentiamo appaganti o concilianti.

La scrittura ci aiuta a trasformare le fatiche in opportunità, ad elaborare le pene della vita e a riconciliarsi più facilmente con essa.

«Io scrivo. Il mondo non mi si chiude addosso, non diventa più angusto. Mi si apre davanti, verso un futuro, verso altre possibilità. Io immagino. L’atto stesso di immaginare mi ridà vita. Non sono più pietrificato, paralizzato dinanzi alla follia… Io scrivo. E mi rendo conto di come un uso appropriato e preciso delle parole sia talvolta una sorta di medicina che cura una malattia.

Uno strumento per purificare l’aria che respiro…

Quando scrivo riesco ad essere un uomo nel senso pieno del termine, un uomo che si sposta con naturalezza tra le varie parti di cui è composto; che ha momenti in cui si sente vicino alla sofferenza e alle ragioni dei suoi nemici senza rinunciare minimamente alla propria identità». (David Grossman)

Il terzo movimento che possiamo creare, perché le risposte arrivano spesso dall’agire della persona, dal movimento, è la cura che portiamo a noi stessi, al nostro presentarsi al mondo con ordine e cura del corpo come nel vestirsi con appropriatezza e oculatezza imparando a visualizzare anche la bellezza interiore che se conquistata giorno dopo giorno diventa opera manifesta nella bellezza del corpo.

Questa pratica del vivere, se vivificata, ci aiuta sempre a portare con più leggerezza e trasparenza pesi molesti della quotidianità.

Se parliamo di movimento non possiamo che addurre anche all’arte.

La fatica esistenziale come il dolore acuto, la sofferenza nei suoi diversi gradi crea sempre una spaccatura all’interno della persona e l’Arte, come atto creativo e suggestivo, permette di sciogliere il grumo della sofferenza dando segno tangibile di cambiamento, di ascesi attraverso il tocco (pittura, scultura, musica, scrittura…), l’immagine, il segno visibile.

Che sia segno di colore o di penna; è quel segno che ha dell’irriducibile e libera la persona in un percorso che sostanzia e che si invola verso la Cura.

«Per questo l’arte, quella vera, quella che viene dall’anima, è così importante nella nostra vita. L’arte ci consola, ci solleva, l’arte ci orienta. L’arte ci cura.

Noi non siamo solo quello che mangiamo e l’aria che respiriamo. Siamo anche le storie che abbiamo sentito, le favole con cui ci hanno addormentati da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato». (Tiziano Terzani)

Nella natura e nell’arte ad essa prossima dobbiamo imparare a calarci coltivando quello che è il nostro giardino salvaguardando quella che potrebbe essere una piantina, la salute di un orto, un alberello a cui abbiamo dato vita.

E la natura va intesa anche come impeto vitale legato allo sguardo che può divenire protettivo verso gli accadimenti naturali; diventando liberatorio e di cucitura alla ferita ad esempio saper guardare al seme che cresce come ad un panorama che può incantare e sostenere in quella visuale interattiva; imparare a sostare nei luoghi dell’anima con il silenzio interiore.

In tal modo, imparando a sostare in quella visuale con arrendevolezza, con coesione per trarne nutrimento, armonia, attività capacitante, aumentano anche le capacità cognitive.

E l’Arte possiamo accompagnarla attraverso la nostra conoscenza e curiosità, investendo sulle sue molteplicità per imparare a divenire custodi di un patrimonio ricco e mai obsoleto che accomuna la nostra comunità di destino.

Investire tempo e risorse nell’arte non è mai tempo sprecato; leggendo quella tessitura del mondo che sembra tanto distante da noi ma che, invece, è assai simile al nostro modo di sentire, mettiamo a frutto capacità nuove di riflessione di crescita.

donna che scrive su quaderno

Tutti questi passi ci permettono di entrare in una consapevolezza più nitida del nostro essere, ci aiutano a sentirci più forti, combattivi e resilienti verso tutto ciò che arriva come inaspettato e a volte ci appare come “molesto”.

Aderendo a queste modalità di intervento mettiamo in atto con “la Cura” una trasformazione; allora la parola diviene più fluida e appagante, anche la parola verso i nostri cari può incanalarsi come segno di fiducia verso il prossimo.

La nostra pace investe nella comprensione della loro ansia, delle paure di questi genitori che fanno fatica a sperare in un domani più leggero e appagante.

Dire loro che la paura non deve primeggiare nella vita di tutti giorni è importante perché la paura non va mai negata ma visualizzata come una forza da controllare e da veicolare per farla diventare forza coesiva, forza positiva, forza del domani.

Star bene con noi stessi è il primo passo dunque da fare per poter rendere accogliente la trasmissione orale fra noi e chi ci è accanto, della parola che da ostica può divenire fluida, incoraggiante.

Alcuni tratti e momenti di vita ci sembrano a volte insuperabili ma se visti con questa comprensione fiduciosa si rivelano essere normali, di facile superamento nella nostra quotidianità a cui finalmente riusciamo a dare risposte esaustive e di valore.

Sonia Scarpante