donna giovane alla finestra
Ognuna di noi, prima o poi, ha avvertito o avverte un forte desiderio di esprimersi, di realizzare qualcosa o, al contrario, vive la frustrazione di non sentirsi realizzata.
Nella fase di vita degli studi, di preparazione al proprio futuro professionale, di sogni ad occhi aperti sulla futura vita adulta  ci si mette tanto di quello che si “spera” possa renderci felici o ci si basa su ciò che conosciamo di altri o di esempi che da fuori ci aprono a possibili scenari.

Quando mi capita di fare la domanda: “Cosa avresti voluto fare quando eri più piccola?”, le risposte sono per lo più lontane da quello che in realtà si sta facendo.

È pur vero che, sognare di diventare, ad esempio, come un nostro idolo o sposare una fantasia a lieto fine, quando si è piccoli, è qualcosa che ci apre a qualcosa più grande e che ci può condurre a realizzare anche bellissimi sogni.

Infatti molti atleti, artisti, ma anche persone nella loro quotidianità hanno coltivato fin da piccoli alcune propensioni, alcuni desideri e sogni fino a farli concretizzare nel diventare più grandi.

Sappiamo anche che la vita non è fatta solo di soddisfazioni, gratificazioni e riuscite, ma anche di difficoltà, di impegno e di responsabilità che non fanno sempre coincidere quello che ci rende felici con quello che stiamo vivendo.

Scoprire il proprio potenziale e realizzarlo non è quindi un percorso a senso unico, bensì un intreccio con i fatti della vita, le relazioni, gli affetti con cui costruiamo il nostro tempo.

Accade di frequente di abbandonare i propri sogni, di dimenticare le nostre aspirazioni perché presi dalle cosa da fare, dagli obiettivi che scuola, famiglia, amici e società ci propongono, come qualcosa che ci farà stare bene, e così, diventando più grandi, ci adattiamo o ci uniformiamo a quello che “altri si aspettano da noi”.

In fin dei conti il desiderio fin da bambini è di essere accettati e amati e, se qualcuna di voi ha vissuto episodi in cui si è sentita “esclusa” dagli altri,  sa bene che non è piacevole sentirsi estraniati.

Ricordo ancora, quando andavo alle elementari  e osservavo un piccolo gruppo di bambine soprannominate “le comari” che, in ogni occasione, si schieravano in pettegolezzi o atteggiamenti comuni verso gli altri; allora non conoscevo le dinamiche di gruppo e col tempo ho compreso che è naturale voler sentirsi parte con gli altri, soprattutto quando stai crescendo, per sentirti accettato e più forte.

Nella mia esperienza di bimba ho vissuto sia l’esperienza di far parte di un gruppo di coetanei, come con le attività nella scuola e nel  doposcuola, con le iniziative parrocchiali, teatrali, sportive e di pubblica utilità e sia nel esserne fuori, quando per esempio“le comari” facevano fronte comune ed io non ne facevo parte perché non mi sentivo attratta da queste modalità di “esclusività”

Quindi ancora oggi non mi sento infastidita o esclusa se mi trovo in contesti dove incontro gruppi di persone tra loro coese per interessi, affetti o altro per i quali sono un’estranea, al contrario sono interessata a conoscerne le dinamiche  di funzionamento e ad avvicinarmi, a livelli diversi di comunicazione, in funzione dei punti comuni di confronto.

Questo mio esempio personale conferma quindi che non occorre corrispondere alle aspettative degli altri per stabilire una connessione o una comunicazione interessante con chi ci circonda e questo creare uno spazio di libera scelta per realizzare ciò che si desidera.

Detto in parole semplici: se ci sentiamo libere dal giudizio degli altri, ci stiamo dando la possibilità di conoscere meglio il nostro potenziale, il nostro desiderio e ciò che è veramente importante per noi.

Sono perplessa sull’esclusivo utilizzo dei test di orientamento che, pur aiutando nel migliore dei modi giovani adolescenti alla scelta della scuola secondaria superiore o dell’università, sono però costruiti per un mondo già incorniciato e guidato per sviluppare attitudini che sono state maggiormente allenate nel precedente periodo scolastico. 

 

E se ci fossero altre attitudini che non sono ancora stata scoperte o che non sono state allenate?

Noi  diventiamo quello che amiamo, leggiamo, studiano, mangiamo, frequentiamo etc., e così, senza accorgerci delle scelte che ogni giorno possiamo fare, continuiamo a fare le stesse cose aspettandoci che il miglioramento o il cambiamento avvengano da soli.

In sintesi potremmo dire che diventiamo quello che scegliamo di fare giorno per giorno, la domanda ora è: “Come posso fare quello che mi piacerebbe se non posso farlo?” Oppure “Come faccio a sapere se quello che farò mi porterà dove voglio?”

Cercare di dare una risposta a queste domande non ci aiuta a uscire dalla situazione in cui ci troviamo perché è come rispondere alla domanda: “È nato prima l’uovo o la gallina?”
Possiamo invece creare uno spazio per andare alla ricerca e dare libera espressione al nostro potenziale uscendo dalle nostre routine, guardando e curiosando negli aspetti di noi stesse che magari da tempo ignoriamo, scegliendo argomenti di interesse che ci piacciono e che, per un motivo o per l’altro, abbiamo ignorato, concedendoci la possibilità di meritarci qualche piacevole occasione di divertimento o di rilassamento dalle corse quotidiane.

Il potenziale, proprio perché “potente” può esprimersi quando trova spazio per farsi notare, quando trova l’ascolto fiducioso, senza pregiudizio e libero da confini prestabiliti in cui esprimersi.

Può sembrare tutto un po’ per aria ma nella nostra vita è sicuramente già capitata qualche occasione in cui per esempio abbiamo assaggiato qualcosa di nuovo che poi ci ha piacevolmente sorpreso.

La parte più a rischio nel processo di scoperta e di realizzazione di un proprio potenziale è proprio nel darsi questa possibilità, nell’aprirsi all’idea che potremmo volere qualcosa di importante da realizzare, nell’acquisire quella iniziale fiducia in noi stesse per andare alla ricerca delle nostre propensioni, dei nostri sogni nel cassetto e nel considerare che ce lo possiamo concedere.

Diventa poi molto più semplice individuare il nostro potenziale ed esprimerlo.

Se guardiamo a scrittori, artisti, musicisti del passato e di oggi ci possiamo rendere conto che non hanno dovuto dimostrare prima di esserne capaci prima di fare quello che hanno fatto: semplicemente ci si sono dedicati.

Oggi, sempre più spesso possiamo trovare spunti ed esempi nel web di tante persone che esprimono il loro interesse, che si mettono in gioco in varie forme artistiche o artigianali occupandosi e realizzandosi in ciò che portano avanti.
È anche vero che, per chi ha già qualche decennio sulle spalle, ha anche già sperimentato aree di interesse, dato seguito a proprie aspirazione, realizzato obiettivi con soddisfazione, e la vita è un susseguirsi di accadimenti, di possibilità da cogliere, e, scegliere di rimanere nel ricordo del passato, non ci permette di vivere il nostro tempo, di  esprimere quello che siamo diventate ora.

Fin da bambina ho sempre avuto la passione per il ballo, dalla danza classica a danza jazz, a tip tap, a hiphop, al latino e tango etc. che, con l’avanzare dell’età, non ho accantonata come ricordo di quello che facevo da ventenne, ma esprimo questo divertimento per come mi sento oggi e dando nutrimento ad un mio desiderio di gioventù.

Quindi il primo passo è di scegliere di poterci concedere la scoperta e l’espressione del nostro potenziale di oggi e il test qui sotto riportato potrà essere un valido supporto per creare uno spazio di libera espressione del proprio potenziale.

Donatella Metelli